"Tangenti per 600mila euro in cambio di appalti nella sanità", docente agrigentino ai domiciliari

Il tribunale del riesame ribalta la decisione del gip nei confronti del 45enne Vincenzo Li Calzi, accusato di essere prestanome dell'imprenditore Salvatore Manganaro

Il tribunale di Palermo e accanto Vincenzo Li Calzi

Anche secondo i giudici del tribunale del riesame di Palermo non sussistono i gravi indizi di colpevolezza per l'accusa di associazione a delinquere. Ribaltata, invece, l'ordinanza del gip nella parte in cui si negava la richiesta di arresto per l'accusa di corruzione: il quarantacinquenne Vincenzo Li Calzi, laureato in scienze statistiche e ufficialmente docente, ma in realtà - secondo l'accusa - fidato prestanome di un faccendiere, rischia di finire agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Sorella sanità".

I giudici del tribunale della libertà, infatti, hanno ribaltato la decisione del gip di Palermo, Claudia Rosini, che aveva rigettato l'arresto. La misura cautelare (i pm chiedevano la custodia in carcere) resta sospesa perchè la difesa, affidata all'avvocato Angela Porcello, avrà la possibilità di ricorrere in Cassazione. L'indagine avrebbe accertato un vasto giro di tangenti nell’ambito degli appalti per le forniture a ospedali e aziende sanitarie provinciali. I soldi delle mazzette, sostiene l'accusa, ruotavano all'interno di “una galassia di società, appositamente create, che, organizzate come matrioske, sarebbero state affidate a Vincenzo Li Calzi. Il volume di affari condizionato da corruttele e turbative d'asta avrebbe superato i 600 mila euro.  

A finire in carcere, all'alba del 21 maggio, il 55enne direttore generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani e il 44enne agrigentino considerato il suo faccendiere, Salvatore Manganaro, figlio dell’ex manager della sanità Cataldo. Ai domiciliari invece il coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, ex commissario straordinario e direttore generale dell’Asp di Palermo, Antonino Candela (55 anni), il suo faccendiere Giuseppe Taibbi (47 anni, di Palermo), l’amministratore delegato della Tecnologie sanitarie spa Francesco Zanzi (56 anni, di Roma), il responsabile operativo della stessa società, Roberto Stata (50 anni, di Cagliari). Licalzi, rimasto libero perchè il gip ha rigettato la richiesta di arresto, è ritenuto dagli inquirenti uno dei principali collaboratori di Manganaro che, nei giorni scorsi, ha iniziato una collaborazione con i pm che, però, l'hanno bocciata come parziale e incompleta dando parere sfavorevole alla scarcerazione. 

In pratica le società che avevano ottenuto gli appalti con gare fittizie (che Damiani chiamava ‘i cavalli’), restituivano il denaro consegnandolo a trust come “The Mh Holding Trust”, costituito a Palermo nel 2016 che aveva come “titolare effettivo e beneficiario” Manganaro. “Sto facendo pure le fatture della MH Motosport ASD verso le società: tre per Datamede quattro per Easy Spine, va bene?” - gli chiedeva Li Calzi. I soldi poi venivano girati ad altri trust o a società intestate a prestanome con causale “erogazione quote beneficio”. Temevano di essere beccati: “Sei sano e salvo” - ribadiva Manganaro a Damiani. “Si vivo, non t’hanno pizzicato eh tu so’ cose che dai per scontato – aggiungeva – io dall’esterno no eh, questo te lo ripeterò fino alla nausea”. 

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