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L'ospedale San Giovanni di Dio

L'ospedale San Giovanni di Dio

Anziano morto per un'infezione rimediata in ospedale? La difesa ricusa il giudice

Secondo uno dei legali "avrebbe manifestato gravi inimicizie personali": la decisione spetterà adesso alla Corte di appello

Il difensore del direttore sanitario dell'ospedale San Giovanni di Dio, Antonello Seminerio, ovvero l'avvocato Daniela Principato, ricusa il gup Francesco Provenzano che avrebbe manifestato "pregiudizio di natura personale" nei suoi confronti, per via del rapporto professionale della stessa con l'avvocato Giuseppe Arnone, che ha avuto aperti scontri giudiziari con Provenzano.

A decidere, adesso, sarà la Corte di appello. Il procedimento, intanto, riprenderà il 14 gennaio. In caso di rigetto si continuerà oppure sarà assegnato ad un altro gip.

L'inchiesta, che ipotizza l'accusa di omicidio colposo, è quella per la morte dell'ottantunenne Carmelo Cimino, deceduto cinque anni fa, all'ospedale San Giovanni di Dio. La vicenda ha già portato a processo lo stesso Seminerio con l'accusa di omissione di atti di ufficio per la mancata sanificazione - obbligatoria per legge - dei locali ospedalieri. Per lo stesso Seminerio e altri due medici - la neurologa Rosa Maria Gaglio e il medico Giuseppe D’Anna del reparto di Medicina dell’ospedale di Agrigento - la Procura ha chiesto per due volte l'archiviazione ma i familiari, attraverso i loro legali, gli avvocati Daniela Ciancimino e Luigi Ventriglia, si oppongono.

Il gip Francesco Provenzano, dopo avere sentito anche le ragioni della difesa – i medici sono assistiti anche dagli avvocati Arnaldo Faro, Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Carmelita Danile – aveva ordinato nuove indagini e disposto l’iscrizione nel registro degli indagati per Seminerio per l'accusa di omissione di atti di ufficio: il pm Emiliana Busto, sulla base di ulteriori indagini, ritiene che i mancati controlli e l’omessa attivazione di un comitato operativo di prevenzione in materia di infezione abbiano costituito una violazione di legge tanto da chiederne, ottenendolo, il rinvio a giudizio.

Viene, invece, escluso dalla Procura, almeno per il momento un nesso fra la condotta dei medici e la morte dell'anziano. Ed è proprio di questo che si dovrà discutere dopo la decisione della Corte di appello sulla ricusazione.

Cimino si presentò al pronto soccorso insieme al figlio, il 2 settembre del 2015. L'anziano aveva gravi patologie pregresse, fra cui una cardiopatia e gli esiti di un infarto acuto del miocardio. Il figlio lo aveva portato in ospedale perché era sorto uno stato confusionale e un disorientamento. Cimino viene trasferito in Medicina, le sue condizioni continuano ad aggravarsi. Il 19 settembre gli viene inserito un sondino naso gastrico per consentirgli di alimentarsi. Nei giorni successivi la Tac al torace evidenzia un’infezione da germi in corso. Il 22 ottobre la morte. Dopo la denuncia dei familiari partono le indagini che si concentrano subito sull’origine dell’infezione. 

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