Operaio perse la mano nell'esplosione di una bombola, imprenditore assolto in appello

Ribaltata la sentenza di primo grado: Santi Sulfaro, 67 anni, di Agrigento, socio e responsabile tecnico di “Alva System”, era stato condannato a sei mesi di reclusione per non avere impedito l'incidente

Assoluzione perché il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ribalta la sentenza di primo grado e cancella la condanna a sei mesi di reclusione, inflitta per due ipotesi di lesioni personali colpose, che era stata inflitta a Santi Sulfaro, 67 anni, di Agrigento, socio e responsabile tecnico di “Alva System”, società che si occupa di fornitura e manutenzione di impianti di riscaldamento e climatizzazione.

L’imprenditore era stato riconosciuto colpevole di avere provocato, attraverso omissioni legate al suo ruolo di datore di lavoro, un incidente sul lavoro nel quale un operaio della sua ditta aveva perso una mano e un altro aveva riportato delle lesioni dovute allo stordimento. 

I giudici, ai quali si sono rivolti i difensori, gli avvocati Davide Casà e Federico Lentini, hanno ribaltato il verdetto, emesso il 24 novembre del 2016, dal giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Francesco Gallegra. L’incidente al centro del processo è avvenuto l’11 gennaio del 2012. I due operai andarono in un ufficio del viale della Vittoria, di proprietà della Provincia regionale di Agrigento, dove si trova anche l’ex Provveditorato agli studi, su incarico di Sulfaro, per eseguire una riparazione all’impianto di riscaldamento.

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L’impresa di Sulfaro, infatti, aveva in appalto la manutenzione per conto dell’ente pubblico. I due operai tentarono di eseguire la riparazione di una caldaia dove, sembrerebbe, avevano individuato una perdita di gas. Una grossa bombola contenente azoto liquido, che alimentava le pompe di calore dell’edificio, improvvisamente esplose e l’operaio che stava tentando di individuare la perdita fu scaraventato a distanza di alcuni metri mentre l’altro restò stordito ma subì minori conseguenze. Uno dei due operai, che oggi ha 50 anni, riportò gravi lesioni a una mano che gli fu quasi interamente amputata. A Sulfaro si contestava di non avere elaborato un adeguato piano di sicurezza e non aver istruito i suoi operai sui rischi connessi alla loro attività provocandogli, in questo modo, gravi lesioni. Il giudice, in primo grado, lo ha condannato ma ha ritenuto prescritte le contestazioni legate alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro. 
 

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