Cronaca

"Adesca minore su messenger e gli propone sesso a pagamento", condannato

L'indagine è scaturita dalla denuncia della nonna del ragazzo al quale sarebbero stati chiesti rapporti orali in un cinema e all'aeroporto. Inflitti 7 anni di reclusione, 2 anni per il secondo imputato accusato di possesso di materiale pedopornografico

Condannato con l'accusa di avere adescato un diciassettenne su messenger e avergli proposto di fare sesso orale a pagamento. La nonna del ragazzo scoprì i messaggi, dopo avere visto il telefono, e denunciò tutto alla polizia postale. Due uomini, i cui propositi non sarebbero collegati fra loro, vennero individuati e perquisiti: nelle memorie di pc e telefoni furono trovati video e foto ritraenti immagini pedopornografiche.

Per due presunti pedofili - il 45enne di Favara Calogero Stagno e il 46enne di Augusta Giovanni D’Amico - è stata decisa la condanna al termine del processo, celebrato con il rito abbreviato in una sola udienza, per le accuse di prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione di materiale pornografico. Il solo Stagno è stato riconosciuto colpevole di aver proposto al minore di prostituirsi e gli sono stati inflitti 7 anni: D'Amico, per questa accusa, è stato assolto "per non avere commesso il fatto" e condannato a 2 anni per il possesso di materiale pedopornografico.

L'inchiesta è stata condotta dal pm Michela Maresca della Direzione distrettuale antimafia (competente per questo genere di reati) di Catania, città dove risiede la presunta vittima, un ragazzo che, all'epoca dei fatti, nel 2019, aveva 17 anni: il magistrato aveva chiesto 2 anni per Stagno (con proposta di assoluzione per un singolo capo relativo al possesso del materiale pedopornografico) e 1 anno per D'Amico.

Il gup Giuseppina Montuori ha deciso due condanne ampiamente superiori alle richieste formulate nella requisitoria.

I difensori dei due imputati - gli avvocati Salvatore Cusumano, Vincenzo Spinali e Massimo Cucuzza - avevano sollevato diversi dubbi sulla ricostruzione dei fatti sostenendo, fra le altre cose, che il possesso del materiale pedopornografico fosse il frutto di un download involontario sui pc: in sostanza, probabilmente navigando su siti internet a luci rosse, del tutto legali se ritraggono maggiorenni, sarebbe stato scaricato del materiale pedopornografico in maniera automatica. 

Il favarese, in particolare, secondo quanto è stato accertato nel processo, avrebbe contattato il 17enne su messenger inducendolo a scattarsi delle fotografie che ritraevano il suo organo genitale e inviargliele. In altri messaggi, inoltre, gli avrebbe proposto degli incontri all'aeroporto di Catania per avere dei rapporti sessuali orali a pagamento senza, però, che la circostanza si concretizzò.

Nei supporti informatici sequestrati dalla polizia postale, inoltre, sono state trovate altre quattro foto ritraenti due minori in pose sessualmente esplicite. Accuse analoghe per l'altro imputato a cui sono stati trovati ben 24 videoclip, relative ad un unico filmato, che ritraeva due minori in una scena di sesso: D'Amico, è stato condannato a 2 anni solo per questa imputazione, mentre è stato scagionato dall'accusa di avergli proposto di fare sesso orale a pagamento in un cinema di Catania.

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