Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Raffadali

"Cinquemila euro per uccidere il padre che molestava donne in paese", il racconto in aula del collaborante

Il quarantunenne Antonino Mangione conferma le accuse a carico del figlio di Pasquale Mangione, indicandolo come il mandante dell'omicidio, e degli altri due presunti killer Roberto Lampasona e Angelo D'Antona

"Mi chiese se potevo organizzare l'omicidio del padre, era diventato un fastidio per lui perchè andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D'Antona, altri 1.300 euro li pagò a parte per la pistola che acquistai da un palmese".

Il quarantunenne Antonino Mangione ribadisce la sua confessione in aula, in occasione dell'incidente probatorio, davanti al gip Luisa Turco. Mangione, che sulla vicenda ha reso piena confessione e accusato gli altri presunti esecutori e mandanti dell'omicidio del pensionato Pasquale Mangione, dopo avere risposto alle domande del pubblico ministero Sara Varazi, ha chiesto un rinvio dell'udienza per ragioni di salute.

Il giudice l'ha concesso aggiornando l'incidente probatorio a martedì pomeriggio. Mangione dovrà rispondere alle domande dei difensori (gli avvocati Salvatore Pennica, Teresa Alba Raguccia, Antonino Gaziano, Giuseppe Barba e Salvatore Manganello) secondo cui sarebbero emerse alcune incongruenze nel racconto.

La richiesta del pm di procedere all'incidente probatorio, per i problemi di salute di Antonino Mangione, era arrivata alcuni giorni dopo l'interrogatorio, chiesto da uno dei presunti killer, ovvero il trentaseienne Angelo D'Antona, arrestato in Germania il 12 settembre scorso con l'accusa di essere l'esecutore materiale dell'omicidio del pensionato di 69 anni Pasquale Mangione che sarebbe stato commissionato dal figlio della vittima.

L'omicidio è avvenuto in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana il 2 dicembre del 2011.

"Non c'entro nulla con questa storia - ha detto D’Antona -, Antonino Mangione si è inventato tutto". Il suo arresto è stato già confermato dal tribunale del riesame. Analoga decisione per l'altro presunto killer, vale a dire Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta. Antonino Mangione, collaborante, a sua volta arrestato, ha raccontato di avere organizzato l'omicidio del 69enne, su incarico di uno dei figli della vittima - Francesco Mangione, indagato rimasto in libertà - che aveva deciso di farlo eliminare perchè andava in giro a disturbare donne sposate.

A commettere materialmente l'omicidio, secondo il racconto di Mangione, sarebbero stati Lampasona e D'Antona. Il collaborante, accompagnato dalla squadra mobile e assistito dai sanitari del 118, ha aggiunto: "Ho chiesto l'autorizzazione a Francesco Fragapane (condannato a 20 anni con l'accusa di essere il nuovo capo mandamento) che mi disse che la vittima non apparteneva a Cosa Nostra e, in definitiva, potevamo fare quello che volevamo".  

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