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Martedì, 31 Gennaio 2023
Tribunale / Palma di Montechiaro

"Non ho ucciso Azzarello, quel giorno ero in un bar a Licata": imputato si difende in aula

Roberto Onolfo nega di essere stato uno degli autori dell'omicidio e spiega alcune intercettazioni: "Mia moglie mi ha chiamato assassino perchè la stavo colpendo con una sedia"

"Quella mattina sono andato a Licata da Ignazio Rallo a chiedergli un prestito di 200 euro perchè io e mia moglie non avevamo nemmeno i soldi per fare la spesa, al ritorno mi sono fermato in un bar e un conoscente mi ha detto che c'era stato un omicidio e che avevano ucciso Salvatore Azzarello che conoscevo solo in quanto compaesano, non sono stato io a ucciderlo".

Il trentenne Roberto Onolfo, rispondendo al suo difensore Antonino Gaziano, nega di avere fatto parte del commando che, il 22 agosto del 2017, nelle campagne di Villaggio La Loggia, in territorio di Palma di Montechiaro, uccise il 37enne per vendicare il delitto, avvenuto due anni prima, del 39enne Enrico Rallo. La carneficina scaturirebbe dal furto di un trattore. 

Onolfo, nel processo in cui è imputato davanti alla Corte di assise presieduta da Giuseppe Miceli, si difende e racconta come ha trascorso la giornata dell'omicidio. "Sono rientrato al Villaggio Giordano, a Palma - ha raccontato -, e un mio amico mi ha invitato a prendere un caffè, poi è arrivato un conoscente che mi ha detto dell‘omicidio di Azzarello".

Onolfo, rispondendo pure al pubblico ministero Gloria Andreoli, prova a smentire alcuni indizi a suo carico che arrivano dalle intercettazioni. "Facevo furti per drogarmi e fare la spesa, la sera andavo a rubare rame. Con mia moglie ci aggredivamo a vicenda e mi insultava con aggettivi di ogni tipo, mi disse assassino perchè la stavo colpendo con una sedia e non perchè avevo ucciso qualcuno". 

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