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Il crollo del 25 aprile 2011

Il crollo del 25 aprile 2011

Palazzo Lo Jacono crollò otto anni fa: una ricorrenza dimenticata

Era Pasquetta, la tranquillità del centro storico venne scossa da un boato mostruoso. Da quella strada, pochi giorni prima, era passata la processione del Venerdì Santo

Sono passati otto anni e la ricorrenza è ormai dimenticata, ma è stato, dagli anni della frana del '69, uno degli eventi più spaventosi e potenzialmente letali tra quelli consumati in centro storico. Era l'alba del 25 aprile del 2011 quando, in una calda giornata di primavera molto simile a quella di oggi, collassava su sé stesso uno degli ultimi simboli del Liberty nella nostra città: Palazzo Lo Jacono. Un crollo, una vera e propria implosione, che squassò il cuore antico della città e che fece rimanere Agrigento con il fiato sospeso fino alla sera per il timore che sotto ai massi vi fosse la presenza di qualcuno: un extracomunitario senza fissa dimora, si disse.

"Strage sfiorata per il crollo di Palazzo Lo Jacono", chieste otto condanne

Accanto al palazzo, messo in sicurezza poco tempo prima, era passata la processione del Venerdì Santo da pochi giorni. Se la struttura fosse venuta giù sarebbe stata una carneficina. Si ringraziò, come avviene troppo spesso in città, la Provvidenza e "San Giullannu senza dannu" e si tirò avanti. Quel crollo diede il "via" a quella che è ricordata come "l'emergenza centro storico", in realtà dimenticata pochi anni dopo, quando le somme a disposizione finirono e i crolli diminuirono di frequenza e il Comune smise persino di tentare di recuperare 

Dicembre 2011: posizionate le barre in carbonio sulla struttura, dovevano durare pochi mesi

Su quanto accaduto al palazzo, come noto, c'è un processo in corso (ancora alle arringe finali), e quanto rimasto dell'edificio è ancora lì a fare (brutta) mostra di sè in un'area che è la "ground zero" di Agrigento e che, tecnicamente, dovrebbe essere ancora gravata da una ordinanza di interdizione per il rischio che altre porzioni dello stabile possano cadere al suolo.
Lo "scheletro" di Palazzo Lo Jacono venne tra l'altro messo in sicurezza in modo provvisorio collegando delle barre in carbonio che però avevano una "data di scadenza" che è abbondantemente trascorsa. 

Insomma, una delle tante urgenze dimenticate di questa città e di questo territorio.

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