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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Rifiuti, operai verso lo sciopero della fame: in arrivo 130mila euro ma non bastano

Il sindaco Zambuto: "E' un sistema fallito". L'unica proposta emersa attualmente suggerisce di "saltare" le intermediazioni e pagare urgentemente i lavoratori. Ma chi è che deve pagare?

Si apre la seconda settimana di mobilitazione per gli operatori ecologici dell'Ato Gesa Ag2 che valutano adesso di intensificare la protesta iniziando uno sciopero della fame. Sono ancora lì, a Porta di ponte, sotto il palazzo della Prefettura ad aspettare che qualcosa si muova. “Il prefetto Ferrandino è passato da qua, ma ci ignora, come tutta la politica”, dice un lavoratore. Intanto la Provincia regionale di Agrigento, attraverso l’impegno del presidente Eugenio D’Orsi, anticiperà 130 mila euro all’Ato rifiuti.

Di questi, 30 mila euro per il servizio pulizia delle spiagge e i restanti 100 mila euro per le spese di funzionamento. Tuttavia 130 mila euro sono una cifra irrisoria rispetto alla reale esigenza che coinvolge tanti comuni della provincia. “Stiamo sollecitando gli enti comunali”, ci spiegano infatti dall’ufficio della Provincia, mentre D’Orsi oggi si è recato a Palermo per attuare il piano “tappabuchi”, promettendo inoltre ai lavoratori di allestire un gazebo per “attrezzare” la protesta. E intanto sulla piazza sono assenti i sindacati. “Siamo completamente abbandonati in un sistema corrotto e inefficiente”, le parole amare di un operaio accanto a un cartello che riporta l’articolo 36 della Costituzione.

IL FATTO. Gli operatori non percepiscono lo stipendio da almeno tre mesi. Niente mensilità, tanto meno la quattordicesima e i rimborsi del 730. Qualche lavoratore ha accumulato cifre che si aggirano intorno a 10 mila euro. Nessuno però paga, perché i soldi non ci sono. Ma chi deve pagare gli operai? La faccenda non è semplice e varia a seconda del Comune. Semplificando, la maggior parte dei Comuni dell’Ato Gesa Ag2 applicano la Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani). In questi comuni il servizio viene pagato dai cittadini ma integrato, in caso di incompleto adempimento, dal bilancio del Comune.  Il Comune di Agrigento dal 2005 applica invece la Tia (tariffa igiene ambientale). Con questa tariffa l’amministrazione comunale ha delegato l’intero servizio di riscossione all’Ato, eliminando la voce nel bilancio. L’Ato in ogni caso delega il servizio di gestione di raccolta e smaltimento dei rifiuti alle imprese private appaltatrici, le quali pagano direttamente gli operai.

Dunque, comuni come Porto Empedocle, Raffadali e Aragona dovranno prevedere ai mancati pagamenti attraverso la voce in bilancio. Nel caso di Agrigento, invece, è l’Ato responsabile della vicenda. L’unica proposta emersa attualmente suggerisce di “saltare” le intermediazioni e pagare urgentemente gli operai.

LA VOCE DEL SINDACO.Follia pura” continua a ripetere intanto il sindaco di Agrigento Marco Zambuto, il quale dice di avere dato già tutto all’Ato rifiuti. “Non ho i soldi per fare nulla, quello che avevo da dare l’ho dato. Questo è un sistema fallito” ripete più volte, intendendo con quel “ho dato tutto” l’impossibilità di provvedere alla soluzione del problema dato il sistema in Tia. Addossa poi la responsabilità della situazione attuale alla politica “miope” della Regione Sicilia. “Dal primo gennaio 2013 il Comune di Agrigento riprenderà in mano la riscossione del servizio”, annuncia il sindaco Zambuto. 

(dbr)

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