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Tribunale / Canicattì

L'omicidio per impedire il matrimonio dei figli, il medico legale: "Morto per infezione ospedaliera"

Il consulente della difesa dell'imputato - il tabaccaio 75enne Luigi Lalomia - smonta la tesi della procura secondo cui sarebbe deceduto dopo essere stato investito volontariamente da un furgone: "Non aveva alcuna frattura ma ha contratto una broncopolmonite durante il ricovero"

"Mario Vincenzo Lauricella non aveva alcuna frattura al bacino e le sue condizioni di salute erano in miglioramento, è morto per un'infezione contratta in ospedale che gli ha provocato una vasta polmonite bilaterale": il medico legale Cataldo Ruffino ribalta la tesi dell'accusa e sostiene che non ci sarebbe alcun nesso fra l'investimento col furgone da parte di quello che doveva essere il futuro consuocero - il tabaccaio 76enne Luigi Lalomia - e la morte del meccanico, avvenuta alcune settimane dopo l'investimento.

Omicidio che sarebbe stato la conseguenza della volontà, da parte dell'imputato, di impedire che il figlio sposasse la figlia di Lauricella. Ruffino, consulente di parte della difesa dell'imputato, affidata all'avvocato Calogero Meli, è stato ascoltato in aula davanti alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato, e ha risposto alle domande del pm Paola Vetro, del difensore di parte civile Salvatore Amato e del suo stesso legale. Secondo quanto ipotizza la procura, sulla base delle conclusioni del proprio consulente medico legale Giuseppe Ragazzi, la morte sarebbe avvenuta per arresto cardiaco come conseguenza della frattura del bacino e del trauma da schiacciamento dovuto all'investimento.

Ruffino ha ribaltato la versione del consulente del pm: "Non aveva alcuna frattura, è morto per l'infezione contratta durante il ricovero". La stessa figlia della vittima, Clara, promessa sposa di suo figlio, si sarebbe salvata grazie al gesto eroico del padre che, vedendo piombare l'auto contro di loro, la allontanò con una manata con la conseguenza che fu investito solo lui. 

Lauricella morì il 16 luglio del 2021 dopo un mese e mezzo di agonia: Lalomia, secondo la ricostruzione dell'episodio, andò a cercarlo nel piazzale della sua casa di campagna col suo furgone al culmine di una lunga serie di contrasti e litigi successivi alla decisione dei figli di sposarsi dopo sei anni di fidanzamento nel quale il rapporto fra le famiglie sembrava disteso.

Dopo averlo trovato insieme alla figlia sotto casa, sarebbe sceso per picchiarlo con un bastone e poi, dopo essere tornato al volante, lo avrebbe investito volontariamente. Ad assistere alla scena anche alcuni vicini di casa. La Corte, tuttavia, vuole vederci chiaro e ha disposto una perizia per ricostruire la dinamica dell'investimento alla luce delle conclusioni opposte a cui giungono le consulenze di parte di accusa e difesa. L'incarico è stato assegnato all'ingegnere Grazia La Cava che ha chiesto 60 giorni di tempo per consegnare la propria relazione. 

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