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"Aveva un maxi arsenale", torna in carcere l’insospettabile infermiere

I carabinieri di Favara e quelli del reparto Operativo – dopo una perquisizione durata più di 12 ore – rinvennero armi di fabbricazione italiana

E’ tornato in carcere l’insospettabile infermiere cinquantenne, Amedeo Caruana, che il 20 giugno dello scorso anno venne arrestato poiché trovato in possesso di un maxi arsenale. Allora, i carabinieri di Favara e quelli del reparto Operativo – dopo una perquisizione durata più di 12 ore – rinvennero armi di fabbricazione italiana, alcune clandestine quindi con matricola abrasa, altre alterate e tanti strumenti utili al confezionamento di cartucce o alla modifica e alterazione delle armi.

Maxi arsenale, Il 25 luglio del 2017, i carabinieri del reparto speciale "Cacciatori di Sicilia" che fanno base a Sigonella avrebbero, poi, scovato, nell'insenatura di un muretto, sempre a Favara, un altro arsenale composto da fucili e persino granate che venivano - secondo quanto venne documentato da un video - custodite e nascoste all'interno di un tubo, uno di quelli che si usa per il deflusso dell'acqua. A fine dello scorso febbraio, su istanza del legale di fiducia: l’avvocato Ninni Giardina, l’infermiere favarese aveva ottenuto – dopo otto mesi di carcere – i domiciliari: era tornato a casa e non doveva indossare il braccialetto elettronico.

Secondo il Gip del tribunale di Palermo, Fabrizio Molinari, - che concesse gli arresti domiciliari - le esigenze cautelari si erano “affievolite, sebbene non del tutto cessate”. La Dda di Palermo – che gli aveva contestato l’aggravante d’aver agito per favorire Cosa Nostra – ha fatto ricorso. Ricorso che è stato accolto e dunque, nelle ultimissime ore, è arrivato il provvedimento della sezione Riesame dei provvedimenti cautelari del tribunale di Palermo. I carabinieri del nucleo Investigativo del comando provinciale di Agrigento hanno, dunque, eseguito il ripristino della misura carceraria e Caruana è stato riportato alla casa circondariale di contrada Petrusa. Il 20 giugno del 2017, i carabinieri erano riusciti a recuperare e sequestrare a Favara - dove risultava essere in corso uno scontro armato con rivoli di sangue che portano in Belgio - 4 pistole di diverso calibro, tre mitragliette, un moschetto calibro 9, due carabine, una bomba a mano, una granata, circa 8 mila cartucce, decine di silenziatori e caricatori per pistole e mitragliette, vari strumenti per l'alterazione delle armi e strumenti per la fabbricazione di munizioni, una maschera antigas, un giubbotto antiproiettile e numerosi accessori per armi. Le armi sequestrate il 20 giugno e il 25 luglio vennero inviate al Ris di Messina per accertare se fossero state già utilizzate o meno.

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