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La sede della Guardia di finanza

La sede della Guardia di finanza

L'inchiesta sulla truffa nell'accoglienza, Vella: "Omnia Academy gestita come una cupola"

Il procuratore aggiunto: "Una semplice associazione culturale fatturava 5 milioni di euro all'anno e amministrava 19 centri in due province. Scarsi controlli dalla pubblica amministrazione". Contestate false fatturazioni. Il pm: "Acquistavano 15 litri d'acqua al giorno per ciascun migrante e scarpe di marca da 150 euro a paio"

"I sei indagati gestivano la Omnia Academy di Favara come una vera e propria cupola dove ognuno aveva un suo ruolo specifico finalizzato a portare soldi e incassare finanziamenti". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, che insieme al pm Elenia Manno ha coordinato le indagini, durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell'operazione che ha disarticolato una presunta organizzazione dedita a truffare lo Stato attraverso la gestione illecita di alcuni centri di accoglienza.

"L'indagine è nata - ha aggiunto Vella - quando le forze di polizia si sono accorte, da un controllo casuale dei terminali, che un migrante tunisino arrestato risultava ospite di una struttura di accoglienza gestita dalla Omnia di Favara. Le indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di scoprire un giro illecito di denaro, attorno al sistema dell'accoglienza, ai danni delle casse pubbliche indotte a finanziare più volte l'ospitalità dello stesso migrante".

In pratica, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, il "trucco" ideato dai componenti della Omnia sarebbe stato quello di simulare, mediante la falsificazione dei registri, la presenza, all'interno delle loro strutture, dei migranti che erano in realtà fuggiti, erano stati arrestati o semplicemente si erano dileguati.

"Contributi incassati anche su migranti in carcere", ecco i nomi degli indagati

"Il lavoro scrupoloso della Guardia di Finanza - ha detto il procuratore aggiunto - ha accertato che i migranti spesso risultavano ospiti contemporaneamente di diversi centri di accoglienza ottenendo altrettanti finanziamenti da parte dello Stato".

Non c'è solo questo nell'indagine che ha appena portato all'ordinanza cautelare, firmata dal gip Francesco Provenzano. L’inchiesta avrebbe accertato anche un giro di false fatturazioni che sarebbero servite a simulare forniture di acqua e capi di abbigliamento, per importi milionari, ritenute inesistenti. "Dalle fatture risulta che a ciascun migrante sono stati distribuiti 15 litri d'acqua al giorno, sono state persino acquistate - ha proseguito Vella nella ricostruzione dei dettagli - anche delle scarpe costose di marca dell'importo di 150 euro ciascuno. Risulta difficile pensare che siano state consegnate ai migranti".

Il procuratore prosegue: "Una semplice associazione culturale che non ha quasi nessun vincolo burocratico e fiscale gestiva milioni di euro. Adesso non è più operativa ma, negli anni oggetto delle indagini, gestiva 15 centri di accoglienza fra le province di Agrigento e Caltanissetta e aveva 90 dipendenti. Compiacenze della politica? Abbiamo visto che un familiare di un dirigente pubblico era dipendente dell'associazione ma non abbiamo elementi per dire che vi sia un accordo illecito dietro. Di certo - conclude - pare che i Comuni e gli enti pubblici preposti al controllo non siano stati particolarmente attenti di fronte a un quadro di illeciti abbastanza vistoso". 

Fra i beni sequestrati anche una villa con piscina di proprietà di uno degli indagati.

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