"Spaccio di droga e armi", inchiesta Kerkent: un condannato e un prosciolto

Due anni e un mese di reclusione al trentaquattrenne Salvatore Sicilia, non doversi procedere per Angelo Schillaci, 23 anni

Due anni e un mese di reclusione per un imputato, non doversi procedere per il secondo. È il verdetto del giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella che ha emesso la sentenza di un processo scaturito da un segmento investigativo dell’inchiesta “Kerkent” che ha sgominato il clan che sarebbe stato allestito dal boss Antonio Massimino, tornato operativo nel 2015 dopo avere rimediato la seconda condanna nell’ambito dell’operazione “San Calogero”.

Il procedimento, concluso ieri, nulla c’entra con la mafia ma l’attività di indagine ha portato ad alcuni segmenti processuali per vicende legate alla droga o alla violazione della normativa in materia di armi. Angelo Schillaci, 23 anni, di Agrigento e Salvatore Sicilia, 34 anni, di Favara, erano accusati di detenzione ai fini di spaccio di droga e detenzione illegale di munizioni. Sicilia è stato condannato a due anni e un mese di reclusione, Schillaci è stato prosciolto perché, nel processo, è emerso che era stato già giudicato per gli stessi fatti. L'indagine, svolta sul campo dai carabinieri, avrebbe sgominato un presunto giro di spaccio fra il campo sportivo, Fontanelle e Favara.

I militari hanno eseguito alcune perquisizioni nelle abitazioni di Schillaci e Sicilia trovando, in tutto, circa 160 grammi di marijuana e hashish oltre a del materiale utilizzato per confezionare e tagliare la droga. Nell'abitazione di Sicilia sono state trovate anche 506 cartucce di diverso calibro non denunciate. L'avvocato Monica Malogioglio aveva chiesto che, per Schillaci, venisse dichiarato il non doversi procedere. La difesa di Sicilia, affidata all'avvocato Giuseppe Barba, aveva chiesto, invece, il giudizio abbreviato. Il pubblico ministero Gloria Andreoli aveva proposto la condanna a 2 anni e 4 mesi per Sicilia e il proscioglimento per Schillaci.

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