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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Cresta sui parcheggi della Valle dei Templi, la prescrizione cancella 4 condanne

Il decorso del tempo rende non più punibile l'accusa di truffa per i componenti della coop che gestiva i posti auto

"Non doversi procedere per avvenuta prescrizione dei reati". Il decorso del tempo cancella le condanne, inflitte in primo grado dal tribunale di Agrigento, nei confronti dei quattro responsabili della coop Lagana, accusati di avere truffato il Comune e il Parco archeologico di Agrigento, facendo la "cresta" sull'incasso dei posteggi della Valle dei Templi. 

In primo grado, il 19 dicembre del 2019, i giudici avevano inflitto un anno e sei mesi di reclusione per Carmelo Vella, 61 anni, ritenuto il "dominus" di fatto della coop; un anno ciascuno per i figli Giuseppe e Sonia, 36 e 37 anni; e Alfonso Zammuto, 70 anni, altro responsabile della Lagana.

I giudici della seconda sezione penale della Corte di appello di Palermo ai quali si sono rivolti i difensori (gli avvocati Daniela Posante, Antonella Arcieri, Olindo Di Francesco e Fabio Inglima Modica), su richiesta dello stesso procuratore generale, hanno dichiarato la prescrizione. Peraltro non essendoci parti civili, non ci sono neppure condanne al risarcimento dei danni anche se la vicenda, negli anni scorsi, è stata al centro di un processo contabile concluso con alcune condanne.

La coop riconducibile a Carmelo Vella e ai figli Giuseppe e Sonia, in particolare – secondo l’ipotesi sostenuta in primo grado dall'attuale procuratore aggiunto Salvatore Vella  e dal pm Elenia Manno – violando le procedure previste dal bando e la convenzione stipulata fra il Comune e il Parco, avrebbe omesso di informatizzare la gestione del parcheggio, utilizzando le park card e applicando prezzi maggiori in modo da trattenere la differenza alla luce pure del fatto che il Parco avrebbe dovuto incassare una percentuale. Contestata anche la mancata corresponsione del canone annuo di 10 mila euro.

In primo grado è stata decisa l'assoluzione per l'attuale direttore del Parco archeologico di Agrigento, Roberto Sciarratta, e per il funzionario Maurizio Attanasio. I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, in primo grado avevano recepito, nell’impostazione e nella quantificazione delle pene, le richieste del pubblico ministero Elenia Manno. Secondo il magistrato della Procura non era stata messa in piedi alcuna associazione a delinquere perchè "manca la minima struttura organizzativa" e "non c'era alcun accordo con la coop che gestiva i posteggi nella Valle dei Templi e truffò l'ente facendo la cresta".

Le assoluzioni decise in primo grado non sono state impugnate, il decorso del tempo ha cancellato pure le condanne. 

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