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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

L'abolizione del Green Pass dal 1º aprile 2022 è davvero possibile?

Il pressing per l'allentamento si farà più forte giorno dopo giorno. L'ipotesi è il ritorno al solo tampone per alcune attività per le quali ora c'è obbligo di certificazione verde rafforzata. E l'addio totale al pass per molte altre

Idubbi svaniscono giorno dopo giorno, bollettino dopo bollettino. Lo stato di emergenza finirà tra 45 giorni, il prossimo 31 marzo 2022. Lo stato di emergenza era iniziato il 30 gennaio 2020, 750 giorni fa. Tutto era partito dalla segnalazione da parte della Cina (31 dicembre 2019) di un cluster di casi di polmonite a Wuhan, la cui causa è stata successivamente attribuita a un nuovo coronavirus Sars-CoV-2.  Il Consiglio dei Ministri ha più volte prorogato lo stato di emergenza, l'ultima volta col decreto legge del 15 dicembre 2021, che prolungava le misure straordinarie fino alla primavera. Ora siamo in un'altra fase, ma la vita degli italiani è ancora caratterizzata dal Green Pass. Quando terminerà l'obbligo di mostrarlo nella vita di tutti i giorni? Succederà contestualmente alla fine dello stato di emergenza? Ecco come stanno le cose.

La possibile eliminazione del Green Pass dal 1º aprile

E' la data chiave, ma non solo per lo stato di emergenza. La possibile eliminazione del Green Pass dal 31 marzo in avanti è un'ipotesi debole o forte? “E' assolutamente uno scenario possibile. Teniamo conto che oggi dobbiamo completare la somministrazione delle terze dosi per completare la campagna vaccinale, procedendo con questo ritmo è assolutamente ragionevole pensare che per marzo potremmo avere completato l'operazione, aprendo un nuovo scenario con progressivo allentamento delle misure restrittive, Green Pass compres" Così ha parlato l'onnipresente sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Quali sono gli obiettivi del governo in tal senso? "Riportare alla normalità il Paese. Ora siamo ancora in una fase delicata ma la prospettiva è questa: lavoriamo per arrivare a togliere tutte le restrizioni in un percorso graduale. Credo che sicuramente lo stato d'emergenza non verrà più rinnovato – ha affermato Costa a Rai Radio1 – e da quel momento inizierà certamente una fase nuova".

"Se il 31 marzo finisce lo stato di emergenza deve finire anche il green pass e le restrizioni. Se la pandemia finisce e il virus perde la sua intensità dobbiamo dire che sono finite anche le restrizioni, non hanno più ragione d'essere queste misure" dice il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.

Cosa accadrà dunque il 31 marzo? Se, come tutto lascia supporre, proseguirà il progressivo svuotamento dei reparti Covid, la spinta ad abbandonare per primo il Super Green Pass c'è, ed è forte. Da ieri è obbligatorio per lavorare se si hanno più di 50 anni. Il ministro del Turismo, il leghista Massimo Garavaglia, è tra i primi ad essersi schierato per l'abrogazione dell'obbligo di Super Green Pass. E' possibile che l'Italia non sia la prima scelta di molti turisti stranieri, che non lo devono più mostrare in patria, se sarà ancora obbligatorio il pass per sedersi a un ristorante o andare a visitare un museo, se devono fare un tampone rapido ogni due giorni. Vista l'efficacia più limitata del previsto del Green Pass dal punto di vista del contrasto alla diffusione del virus, e visto che la spinta verso la vaccinazione della popolazione adulta si è oramai esaurita, ci può essere un'accelerata veso l'abolizione.

Green Pass: lo scenario più probabile e due date chiave

La fine del pass sarà con ogni probabilità graduale, ma è tutt'altro che balzano ipotizzare che dal primo aprile salti l'obligo di Green Pass rafforzato (da vaccino) previsto attualmente per ristoranti e piscine all’aperto, stadi e sport di squadra come il calcetto: potrebbe o essere cancellato tout court o sostituito con quello base (rilasciato anche con tampone) prima della totale eliminazione poco dopo. Impensabile che in primavera, con contagi ai minimi, sarà richiesto a lungo il Green Pass per qualsiasi tipo di attività o luogo all'aperto, bar e ristoranti compresi. Il pressing per l'allentamento si farà più forte giorno dopo giorno.

Da aprile tutto fa pensare che non servirà più alcun certificato per shopping, banche e uffici postali. Presto poi - anche se qui ci sarà un minimo di cautela in più - non sarà poi più necessario per i clienti di parrucchieri, barbieri, estetisti e tutti i centri di servizi alla persona. L'unica certezza è che il pass, super o base, dovrebbe rimanere fino all'estate nei trasporti quelli a lunga percorrenza. 

Il Green Pass in fondo è nato come strumento per evitare ulteriori oneri di prevenzione e precauzione, uno strumento di libero movimento, basato su certificati di natura sanitaria, ma è stato nel corso dei mesi piegato in Italia più che altrove come strumento, di matrice politica, per una esplicità premialità per chi si vaccina (ancor di piu da quando per molte situazioni non basta più il tampone negativo).  E' diventato in pratica una scelta politica al posto dell'obbligo vaccinale. Con le prime dosi ai minimi, smette di avere senso ovunque, se l'accezione è quella pensata e messa in atto dal governo Draghi.

Un ritorno alla normalità non può che andare di pari passo con un superamento del pass nella vita lavorativa e sociale: probabile che sarà mantenuto solo in poche ben definite situazioni e attività al chiuso. D'altra parte, nasce come certificato digitale per facilitare la libera circolazione sicura dei cittadini nell’Ue durante la pandemia, e non per poter prendere un caffè al banco. Stilare un cronoprogamma, prima della fine dello stato di emergenza, se i contagi continueranno a diminuire, è una richiesta normalissima: perché alla normalità si ritorna anche così, con la programmazione, quando possibile. Non date, ma parametri.

"Il Green pass sta esaurendo il suo scopo principale: spingere i dubbiosi a vaccinarsi, soprattutto gli over 50. E c'è riuscito. Ma prolungarlo con l'idea che possa spingere anche altre fasce d'età la vedo dura. Inoltre, se si vuole dare un segno di ritorno alla normalità e se abbiamo scelto la strada delle riduzione graduale delle misure, ad esempio lo stop alle mascherine all'aperto, sinceramente mantenere l'obbligo del Green pass oltre il 31 marzo, quando dovrebbe scadere lo stato di emergenza, mi pare davvero anacronistico", ragiona Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Cosa accadrà il 31 marzo e il 15 giugno

Il 31 marzo, con le regole attuali, scadranno quindi quasi tutte le misure tranne l’obbligo vaccinale per gli over 50. Due cose sembrano certe: le mascherine al chiuso e l’obbligo di Green Pass al lavoro resteranno almeno fino all’estate, "ma si potrebbe persino andare oltre per coerenza con la scadenza del 15 giugno dell’obbligo vaccinale per gli over 50" secondo Repubblica.

Molto probabile è invece l’ipotesi di un riavvolgimento del nastro nell’utilizzo del Green Pass, con il ritorno al solo tampone per alcune attività per le quali ora vige l’obbligo della certificazione verde rafforzata. A cominciare dagli alberghi, cosa che consentirebbe a italiani e stranieri privi di Green Pass di programmare le vacanze anche a Pasqua, non solo in vista dell'estate. Inoltre bar e ristoranti, siti culturali e spettacoli, piscine e attività sportive all’aperto potrebbero tornare agibili anche ai non vaccinati già da aprile. Cinema, teatri, palestre, dovranno attendere, resteranno aperti solo a chi ha il Super Green Pass. Ipotesi, nessuna ufficialità. Ma il certificato verde ha i mesi contati. Forse le settimane. Secondo altri esperti la decisione di dire definitivamente "addio" al Green pass potrebbe essere presa poco prima dell'inizio dell'estate, magari proprio nella data del 15 giugno, quando scade l'obbligo vaccinale al lavoro per gli over 50.

C'è anche chi guarda più avanti, all'autunno. E invita ad aprire tutto senza restrizioni né Green Pass subito, dal 31 marzo, senza tentennare, perche l'autunno 2022 è un punto di domanda. Il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga avverte: "Aprire tutto, senza restrizioni, alla fine dello stato d'emergenza", se i numeri continueranno a mostrarsi in flessione. Perché "dobbiamo approfittare ora della tregua che il Covid ci concede", "favorire l'economia", perchè "su cosa accadrà in autunno non abbiamo certezze assolute".

fonte Today

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