"Le spese di rappresentanza furono tutte lecite": D'Orsi, Gennaro e Micciché assolti dalla Corte dei Conti

I magistrati, in appello, hanno revocato la condanna per presunto danno erariale: con il soldi dell'ex Provincia furono pagati pranzi, cene, delle penne Montblanc e dei vasi artistici, ma fu tutto regolare

Eugenio D'Orsi

La Corte dei Conti di Sicilia, in Appello, ha assolto l'ex presidente della Provincia Eugenio D'Orsi e i funzionari Ignazio Gennaro e Giuseppina Micciché dall'accusa di aver provocato un danno erariale all'ente. La vicenda già definita positivamente per gli imputati in sede penale, riguardava una serie di spese di rappresentanza sostenute da D’Orsi e autorizzate da Gennaro e Micciché che portarono in primo grado ad una condanna degli imputati al risarcimento di oltre 36mila euro complessiva. 

In particolare, il giudice contabile di primo grado, accogliendo le tesi della Procura, riteneva che i numerosi provvedimenti con cui Gennaro (in qualità di dirigente dell’Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni della Provincia) aveva autorizzato i rimborsi spese chiesti dal presidente D’Orsi, non fossero supportati da "congrue motivazioni, considerato che il D’Orsi non era solito fornire specifica dimostrazione del carattere istituzionale dell’evento, in occasione del quale aveva offerto il pranzo o la cena, in modo da legittimare inequivocabilmente l’imputazione del relativo rimborso in suo favore al Fondo per le spese di rappresentanza". Rispetto a queste prime spese la stessa Corte dei conti non rinvenne "colpa grave" come invece fu per la spesa sostenuta per l'acquisto di otto penne “Montblanc”, per un prezzo complessivo di 2mila euro, e dodici vasi artistici, per un prezzo complessivo di 3.024 euro di cui D'Orsi fece dono a varie personalità più o meno istituzionali.

Nessuna spesa illegittima: ecco perché D'Orsi è stato assolto

Comportamenti rispetto ai quali i tre sono stati assolti dal Tribunale di Agrigento "reputando che, sulla scorta delle comprovate giustificazioni addotte dagli imputati, non fossero condivisibili le tesi del pm, secondo cui tali acquisti non sarebbero potuti concretamente rientrare tra le spese di rappresentanza". Ed è proprio in seguito di queste assoluzioni che i giudici contabili hanno ritenuto di accogliere i ricorsi di D'Orsi, Gennaro e Micciché, rilevando che "effettivamente i fatti dedotti nel presente giudizio di responsabilità amministrativa coincidono integralmente con quelli che sono stati oggetto dei procedimenti penali sopra indicati".

"In particolare - continua la sentenza - a seguito delle istruttorie dibattimentali svolte dai giudici penali, è stato definitivamente sancito che: erano effettivamente dovuti i vari rimborsi di spese per cene e pranzi, richiesti dal D’Orsi ed autorizzati dal Gennaro, essendo stato provato che tali spese erano realmente attinenti ad eventi o contesti istituzionali e, quindi, potevano essere legittimamente imputate al “Fondo per le spese di rappresentanza”; erano legittimamente imputabili al medesimo Fondo le spese (ordinate dal D’Orsi e concretamente autorizzate dal Gennaro, con l’intervento, in talune procedure, della Miccichè) concernenti gli acquisti di penne stilografiche, borse, portafogli, vasi artistici ecc., trattandosi o di oggetti destinati ad essere utilizzati come “omaggi” elargiti dal presidente D’Orsi a personalità di rilievo in occasione di eventi od incontri istituzionali o di beni (i vasi artistici) occorrenti per completare l’arredamento di Uffici di rappresentanza dell’Amministrazione provinciale".

Si è trattato quindi di "spese che sono state riconosciute, previa acquisizione di congrui elementi probatori, come pienamente lecite dal Giudice penale".  e quindi va "conseguentemente esclusa la sussistenza di danni ingiustamente arrecati alla Provincia regionale da D’Orsi, Gennaro e Miccichè, che, pertanto, vanno assolti dagli addebiti che erano stati loro contestati".

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