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Coronavirus, attività ridotta e fatturato in calo per i bar, gli esercenti: "Aiutateci, rischiamo il collasso”

AgrigentoNotizie ha incontrato i titolari di due noti esercizi della città: "Mi aspettavo queste nuove restrizioni, nei mesi estivi c'era troppa libertà"

 

Così come avviene per i ristoranti, per effetto del Dpcm di domenica scorsa, anche i bar hanno l’obbligo di chiudere il servizio al banco o ai tavoli alle 18 e sarà così sino al 24 novembre, salvo ulteriori provvedimenti restrittivi.

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“Ritorniamo  di nuovo alla fase uno – dice, ai microfoni di AgrigentoNotizie, Gianni Dalli Cardillo, titolare di un bar nella città dei Templi – l’economia si è bloccata”. Sulle cause che hanno indotto il governo a frenare alcune attività commerciali per cercare di contenere la diffusione del coronavirus, lapidario è stato il commento di Calogero Sajeva, proprietario di un altro noto bar di Agrigento. “Me lo aspettavo – dice Sajeva – perché nei mesi estivi c’era stata troppa libertà”.

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Il blocco parziale delle attività lavorative, come è ovvio che sia, provoca dei cali di fatturato che non possono essere compensati dagli aiuti economici previsti. “Questo 'Decreto Ristoro' – ribadisce Gianni Dalli Cardillo – è una presa in giro, chiediamo aiuti reali e non chiacchere. Rischiamo il collasso generale di tutte le attività”.

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La chiusura parziale – dice invece, sempre ai microfoni di AgrigentoNotizie, Calogero Sajeva – ci sta portando ad un calo lavorativo del quaranta per cento, ma anche durante il giorno lavoriamo di meno perché la gente ha paura, non è una situazione che può reggere, il governo ci deve aiutare”.

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