Testimoni di giustizia assunti alla Regione, Cutrò: «Lavorerò a Bivona. Posso dire di avere vinto davvero»

Dopo essere riuscito ad entrare nel programma di protezione restando nella propria città e non facendosi trasferire in una località segreta con una nuova identità, il testimone di giustizia Ignazio Cutrò rimane a Bivona anche per lavorare

Dopo essere riuscito ad entrare nel programma di protezione restando nella propria città e non facendosi trasferire in una località segreta con una nuova identità, il testimone di giustizia Ignazio Cutrò rimane a Bivona anche per lavorare. In seguito all'approvazione della legge regionale sull’assunzione dei testimoni di giustizia, infatti, Cutrò – testimone chiave nel processo che ha decapitato la famiglia mafiosa del suo paese – è stato assunto dalla Regione Sicilia e lavorerà in un ufficio regionale che ha sede proprio a Bivona. 

Una scelta quella dell'amministrazione regionale che sembra perseguire il messaggio lanciato alcuni anni fa dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che, parlando proprio del caso Cutrò, ha elogiato la scelta del testimone di restare nel proprio paese, nello stesso centro in cui abitano i parenti e i presunti mafiosi arrestati grazie alle sue testimonianze, anziché trasferirsi al Nord – come previsto dalla legge per i testimoni – e quindi non usufruendo degli aiuti economici previsti. 

«Oggi posso dire che oggi la mia lotta ha avuto un senso - ha scritto lo stesso presidente dell'associazione nazionale Testimoni di giustizia -. Al momento dell'ingresso nel programma di protezione, al sol pensiero di abbandonare la mia Bivona per assumere una nuova identità e recarmi in una località segreta dove nessuno conosceva la mia storia, mi sentivo uno sconfitto. Era come se a vincere fossero stati i mafiosi che mi avevano reso la vita difficile. Restare nella mia città è stata, invece, una grande vittoria. E lo è ancor di più lavorarci onestamente e da impiegato pubblico».

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Perché, proprio come affermato più volte da Cutrò, «devono essere loro, i mafiosi ad andare via. Non noi. Le persone perbene devono poter continuare a vivere dove vogliono». Il testimone di giustizia bivonese prenderà servizio il prossimo mese.

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