"Accusò il suo legale di avergli falsificato la firma su un atto", nuovo processo per impiegata

La Cassazione rispedisce il fascicolo in appello: Maria Grazia Di Marco rischia di dover risarcire l'ex difensore Salvatore Pennica anche se la sentenza di assoluzione è diventata definitiva

L'avvocato Salvatore Pennica

Un nuovo processo in Corte di appello per accertare se Maria Grazia Di Marco, 55 anni, impiegata dell’Asp, dovrà risarcire il suo ex legale, l’avvocato Salvatore Pennica, accusandolo ingiustamente di avere falsificato la sua firma in un atto di costituzione di parte civile. La Cassazione ha accolto il ricorso dello stesso Pennica annullando la sentenza di assoluzione e disponendo un nuovo passaggio in appello dove, però, di deciderà solo sul risarcimento e non sull’eventuale condanna perché la procura generale non ha impugnato il verdetto di assoluzione che, quindi, è diventato definitivo. In primo grado il gup Alessandra Vella l’aveva condannata a dieci mesi e venti giorni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato.

Pennica fu denunciato da Maria Grazia Di Marco che sosteneva di essere stata ingannata attraverso la falsificazione di una firma sull’atto di costituzione di parte civile in un processo nel quale l’avvocato Giuseppe Arnone era imputato di tentata estorsione. In appello la sentenza era stata ribaltata perché, secondo i giudici, la donna aveva agito in una sorta di stato confusionale e, in definitiva, in assenza di dolo. La Cassazione, che ha depositato le motivazioni, ha annullato la sentenza rispedendo il fascicolo in Corte di appello.

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