Carabinieri: trasferito il colonnello Pellegrino, ha concretizzato il motto "Possiamo aiutarvi"

Ecco i principali risultati conseguiti durante la sua guida: lotta alla mafia, operazioni antidroga, dieci casi di omicidio risolti, decine di rapinatori arrestati, discariche abusive individuate e bonificate, tonnellate di cibi mal conservati sequestrati

Il colonnello Giovanni Pellegrino lascia il comando provinciale dei carabinieri

Il colonnello Giovanni Pellegrino lascia il comando provinciale dei carabinieri. Dopo 3 anni di permanenza, Pellegrino - trasferito a Roma - consegna il "timone" al suo successore: il colonnello Vittorio Stingo.

Durante la guida del colonnello Pellegrino, che è stato sempre collaborato dai "suoi" uomini, è stato concretizzato il motto della Benemerita: "Possiamo aiutarvi". Servizi contro la diffusione del Coronavirus, assistenza alla popolazione durante l’alluvione del 3 novembre 2018, vicinanza al mondo studentesco, lotta alla mafia, operazioni antidroga, dieci omicidi scoperti, decine di rapinatori arrestati, discariche abusive individuate e bonificate, tonnellate di cibi mal conservati sottoposti a sequestro. Questi parte dei risultati conseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento sotto la guida dell’ufficiale che, nei prossimi giorni, cederà l’incarico.

È innegabile che il semestre appena trascorso è stato caratterizzato da una quasi esclusiva attività di contrasto alla diffusione del virus. Prova ne sono stati gli innumerevoli servizi di controllo del territorio svolti ininterrottamente in tutta la provincia. Migliaia sono state le ore di pattuglia e perlustrazione anti-Covid. Posti di controllo a ripetizione hanno consentito di sottoporre a verifica numerosissimi cittadini, rafforzandone il senso di responsabilità ed inducendoli a rimanere a casa nelle fasi più acute della pandemia. Ecco il resoconto delle più importanti operazioni condotte dall’Arma agrigentina tra il 2017 ed oggi.

Lotta alla mafia

Una particolare menzione merita l’attività di contrasto di tipo patrimoniale che ha colpito al cuore il funzionamento delle organizzazioni criminali, ostacolandone le fonti di finanziamento. Nell’ambito dell'operazione “Montagna”, il 22 gennaio 2018, i carabinieri del reparto Operativo di Agrigento hanno decapitato i vertici di 3 mandamenti mafiosi e di 16 famiglie ad essi collegate. Nella circostanza, sono scattati i sigilli a carico di alcune società riconducibili a Cosa Nostra, per un valore di oltre un milione di euro e sono stati sequestrati 537 mila euro in contanti rinvenuti durante il blitz. Alla vasta operazione, hanno fatto poi seguito, il 29 giugno 2018, gli esiti di successive attività investigative condotte dai militari del reparto Operativo che hanno ulteriormente cristallizzato le condotte degli indagati, con l’arresto di ulteriori 10 elementi di spicco ritenuti al vertice dei 3 mandamenti che si sono aggiunti ai 59 affiliati già assicurati alla giustizia il precedente 22 gennaio. L'insediamento della commissione d’indagine prefettizia a San Biagio Platani ha portato, il successivo 2 agosto, allo scioglimento del Consiglio per infiltrazioni mafiose. L’attività d’indagine “Assedio”, svolta dalla compagnia di Licata in collaborazione con il nucleo Investigativo carabinieri di Agrigento era stata avviata nell’ottobre 2017 sotto la direzione della Dda di Palermo ed ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un gruppo mafioso attivo su Licata e dintorni. Nel giugno 2019, i militari hanno infatti eseguito 9 fermi per associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni e alla turbativa di appalti pubblici. Sono stati documentati numerosi incontri e riunioni segrete fra tutti gli affiliati del sodalizio e “capi famiglia” locali, nonché episodi di estorsione aggravati dalla forza di intimidazione del vincolo associativo. Nell’agosto 2019, vi è stata un’altra attività antimafia: “Halycon”. Ad operare, il Ros con la collaborazione della compagnia di Licata. L’indagine, avviata nei primi mesi del 2016 sempre sotto la direzione della Dda di Palermo, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un’associazione mafiosa attiva nel licatese. In questo caso, 7 furono le ordinanze di custodia cautelare eseguite. Numerose sono state poi le armi da fuoco, anche da guerra, nella verosimile disponibilità della criminalità organizzata, tolte dalla strada a seguito di mirate perquisizioni, per poi essere distrutte.

Risolti 10 omicidi 

Negli ultimi tre anni, l'Agrigentino è stato teatro di 12 omicidi per i quali hanno proceduto i carabinieri. Per 10, grazie ad un immediato e certosino lavoro investigativo, supportato dai tecnici del Ris, i responsabili e i loro complici sono stati tutti identificati e assicurati alla giustizia. Per gli ultimi due, avvenuti recentemente, sono in atto serrate e indagini. Nel 2018, gli investigatori dell’Arma hanno scoperto anche un ulteriore omicidio. Uno di quei casi irrisolti, annoverabili tra i cosiddetti "cold case", in cui i militari hanno riesumato datati fascicoli, hanno indagato, hanno fatto analizzare agli specialisti delle investigazioni scientifiche vecchie tracce biologiche, fino ad arrestare, dopo oltre 25 anni, l’autore di un omicidio di mafia commesso nel 1993 ai danni di un imprenditore che si era ribellato al pizzo imposto da Cosa Nostra.

"Guerra" allo spaccio

Ripetuti sono stati i blitz, spesso ad alto rischio, contro l’allarmante fenomeno dello spaccio, anche a giovanissimi, di droghe. L’ultimo in ordine di tempo risale al 3 giugno quando i carabinieri, impegnati in uno dei numerosi servizi di controllo anti-Covid in occasione della riapertura dei flussi tra le Regioni, hanno intimato l’Alt ad un camion che trasportava animali vivi e che transitava sulla statale 115 a Realmonte. Dalla perquisizione è saltata fuori cocaina. Non poche dosi, bensì due chili e mezzo di polvere bianca purissima, del valore di oltre 500 mila euro. Due i trafficanti arrestati. Numerosi sono stati gli spacciatori ammanettati in provincia, nelle principali piazze della movida, nei pressi di istituti scolastici, come nelle aree più periferiche e abbandonate, con ingenti quantitativi di droga sequestrati. Tante sono state le operazioni di servizio che hanno permesso di sgominare pericolosi sodalizi criminali che controllavano le zone più inaccessibili dei centri storici, trasformate ormai da tempo in piazze sicure di spaccio e di consumo di stupefacenti. In provincia, le operazioni “Piazza Pulita” e “Piazza Pulita 2” ad Agrigento, “Fortino” a Favara, “White beach” sull’isola di Lampedusa, “Capolinea” a Licata, “Bazar” a Ribera rappresentano solo le principali attività investigative che hanno permesso a quelle cittadinanze di riappropriarsi di parte dei loro centri storici. La brillante operazione "Piazza pulita", svolta dai militari della compagnia di Agrigento sotto il coordinamento della locale Procura, ha permesso di smantellare una cellula straniera costituita da pusher che avevano di fatto occupato i vicoli intorno a piazzetta Ravanusella e a via Vallicaldi.

Il colonnello Pellegrino, a tal proposito, ha ringraziato, uno per uno, i giovanissimi carabinieri, appena 20enni, i quali, unendo il loro fresco entusiasmo all’esperienza di colleghi più anziani, non hanno esitato a sacrificare i giorni di Pasqua e Pasquetta per pianificare e portare a termine tutte le catture, alle quali poi ha potuto fare seguito un intervento di recupero dell’intero quartiere. Ancora oggi, le pattuglie dell’Arma sono al fianco di semplici cittadini e di associazioni di volontariato, spontaneamente scesi tra i vicoli per dare il proprio contributo all’opera di pulizia, messa in sicurezza e valorizzazione, avviata dall’amministrazione comunale ed incentivata dalla Procura. A queste operazioni vanno aggiunti i costanti controlli preventivi e repressivi delle pattuglie che hanno ottenuto l'obiettivo di regolarizzare la movida dei principali luoghi di aggregazione giovanile in ambito provinciale, in particolare ad Agrigento. La cifra distintiva dello sforzo compiuto nel triennio di permanenza del colonnello Pellegrino sono stati 260 gli spacciatori arrestati, 157 i denunciati, circa 800 persone segnalate alla Prefettura, oltre ad ingentissimi quantitativi di sostanza recuperata. Di assoluto rilievo, solo per fare un esempio, il sequestro senza precedenti nell’estate del 2018, di una mega piantagione di marijuana a Campobello di Licata, con il sequestro e la distruzione di oltre 30 tonnellate di droga. Nella circostanza, tre sono state le persone arrestate.

Pugno duro contro rapinatori e ladri 

Ben 30 sono stati i rapinatori assicurati alla Ggustizia e per altrettanti è scattata la denuncia alla Procura. Merita una menzione particolare l’arresto in flagranza di 3 soggetti per un colpo messo in atto nel febbraio scorso in un istituto di credito di Raffadali, quando, un’indagine lampo dei carabinieri di Agrigento ha permesso di sgominare una banda di malviventi e di recuperare contestualmente l’intero bottino di 50 mila euro, grazie anche alla preziosa collaborazione della cittadinanza. Non va dimenticata la fulminea indagine della stazione di Naro che ha portato all’individuazione dell’autore della rapina ai danni di un 86enne colpito con un pugno al volto, con inaudita violenza, sull’uscio di casa. O la repentina attività investigativa che ha portato la stazione di Cattolica Eraclea sulle tracce di due ricettatori, con il recupero di gioielli e denaro per oltre 100 mila euro, sottratti da numerose abitazioni della zona. I carabinieri sono riusciti a far scattare le manette ai polsi nei confronti di 270 ladri sorpresi a colpire in abitazioni, tabaccherie, gioiellerie o distributori di carburante. Segno evidente questo che la rete dei controlli e del pronto intervento dell’Arma funziona. Inoltre, sono stati eseguiti ripetuti arresti, anche recenti, nei principali centri della provincia, per furti di energia elettrica e acqua commessi da privati ai danni di pubbliche società. Risale all’ottobre scorso l’operazione “Free water”, con la quale a Licata sono state arrestate in un colpo solo, in flagranza di reato, 24 persone, tutte residenti nello stesso quartiere, responsabili della sottrazione fraudolenta di acqua.

Neutralizzato il caporalato

Ai carabinieri non è sfuggito nemmeno l’odioso fenomeno del caporalato in alcuni centri della provincia. L’attività d’indagine denominata “Ponos”, svolta dalla compagnia di Agrigento in collaborazione con il nucleo Ispettorato del lavoro ed avviata nel maggio 2019 sotto la direzione della Procura, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un sodalizio criminale operante nelle campagne tra il capoluogo e Licata, allo scopo di immettere illegalmente sul territorio nazionale oltre cento cittadini dell’est europeo, impiegati come braccianti agricoli, in condizioni di grave sfruttamento. Nel novembre scorso sono stati eseguiti 9 fermi per associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina. A questa brillante operazione va aggiunto anche il blitz di Ribera che ha portato alla denuncia di un datore di lavoro irregolare durante la raccolta delle arance e all’arresto di un extracomunitario con pendenze con la giustizia. L’attività di contrasto al fenomeno del lavoro “nero”, svolta in collaborazione con i carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro, ha permesso di individuare, nel triennio, circa 500 lavoratori irregolari, nell’ambito di altrettanti accessi ispettivi, con oltre un milione di euro di sanzioni comminate.

Sempre al fianco dei bisognosi

Eclatante è stato il blitz condotto a Naro in una manciata di secondi, con il quale i carabinieri hanno posto fine alla segregazione di un 30enne con difficoltà cognitive da parte di due coniugi suoi tutori. Vivo è il ricordo dell’operazione "Codice rosa" partita, a Menfi, dall’intuizione di uno zelante equipaggio del pronto intervento della compagnia di Sciacca, il quale, insospettitosi per la presenza a bordo del veicolo condotto da un 60enne di una adolescente di appena 13 anni, ha voluto vederci chiaro. Grazie al prezioso e caparbio coordinamento della Procura saccense, un mese di serrate indagini ha così portato all’arresto di 5 uomini tra i 24 e i 68 anni, ritenuti responsabili di averne ripetutamente abusato.

Difesa dell'ambiente e del territorio

Sotto il coordinamento delle relative Procure è scesa in campo una vera e propria task force composta da carabinieri territoriali e dagli specialisti dell’Arma.Continua è stata anche l’attività di monitoraggio di ogni forma di inquinamento ambientale ad opera dei carabinieri territoriali e dei colleghi del nucleo Operativo ecologico e del centro Anticrimine natura, con il controllo di oltre 100 discariche abusive di rifiuti di vario genere, anche pericolosi, 13 delle quali sequestrate per la conseguente successiva bonifica (tra queste la maxi discarica della zona industriale di Agrigento, da anni meta di scaricatori seriali di rifiuti). Ed ancora il maxi controllo ambientale che ha interessato, con telecamere disseminate ovunque, l’intera provincia ed Agrigento in particolare, con il sequestro di cumuli di rifiuti e discariche abusive e con sanzioni da 600 euro per ogni abbandono illecito di rifiuti, per un ammontare totale di 210 mila euro complessive di sanzioni recapitate a casa delle persone immortalate dalle telecamere a gettare rifiuti per strada. Sistematica è stata inoltre l’azione svolta dai carabinieri in materia di abusivismo edilizio, con un vero e proprio dispositivo a tappeto per contribuire a dare esecuzione alla stringente attività di monitoraggio in materia, disposta dall’autorità giudiziaria.

Controlli per garantire la salute

Decine sono stati gli esercizi pubblici e di ristorazione controllati e anche i provvedimenti sanzionatori per circa 300 mila euro per inadeguatezza dei requisiti minimi sanitari, con il sequestro di oltre 5 tonnellate di alimenti mal conservati, effettuato assieme ai carabinieri del Nas e del centro Anticrimine Natura. Ma serrati sono stati anche i controlli alle sale giochi con decine di slot machine sequestrate e centinaia di migliaia di euro di sanzioni elevate ai gestori irregolari.

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Sempre in campo

Circa 2000 sono state infine, in tutto il triennio, le persone complessivamente arrestate. Risultati conseguiti dai carabinieri durante i servizi di controllo del territorio, di giorno e di notte, talvolta anche con l’ausilio delle unità antiterrorismo, note come squadre Operative di supporto. Con quasi 400 mila ore di pattuglie e perlustrazioni svolte in tre anni che hanno portato al controllo di circa 250 mila soggetti e di 200 mila veicoli. Ininterrotta è stata inoltre l’opera di soccorso in mare e a terra ai numerosi migranti sbarcati sulle coste o sulle isole Pelagie. Ma puntuale è stato l’arresto, in diverse operazioni, avviate sotto la direzione delle Procure di Agrigento e Sciacca, di scafisti e favoreggiatori dell’immigrazione clandestina. Non va dimenticato l’enorme sforzo dei carabinieri della provincia di Agrigento il 4 novembre 2018, quando una gravissima alluvione colpì duramente il territorio. Centinaia di carabinieri, su disposizione del comandante provinciale, si riversarono tra le strade allagate, salvando decine di vite e dando assistenza a chiunque ne avesse bisogno.
Al colonnello Giovanni Pellegrino non è sfuggita la consueta attenzione al mondo giovanile. Quegli stessi studenti che hanno risposto pienamente all’appello del comandante di rimanere a casa durante il lockdown, dimostrando grande senso di responsabilità. Quasi quindicimila i ragazzi della provincia hanno incontrato in questi 3 anni l’ufficiale, nell’ambito del noto progetto di diffusione della cultura della legalità, per il quale sono stati organizzati momenti di riflessione tenuti dai capitani di Agrigento, Sciacca, Licata, Cammarata e Canicattì sui temi più cari ai ragazzi. Si è discusso infatti di bullismo, cyberbullismo, droga, guida sicura, violenza di genere, ludopatia e rispetto dell’ambiente. Profondo il legame instaurato con le comunità di tutta la provincia. Un rapporto vitale di reciproco scambio che si è visto rappresentare plasticamente, non solo nel quotidiano, ma anche il 5 giugno del 2018 e 2019 quando i carabinieri, per decisione del comandante provinciale Pellegrino, hanno celebrato, tra ali di folla, la festa dell’Arma, schierando militarmente, il primo anno sotto il Tempio di Giunone, il secondo sotto quello della Concordia, schiere di militari in grande uniforme.

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