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"Frequentava mafiosi": no al fucile, ma il Tar annulla il provvedimento

I giudice palermitani, accogliendo il ricorso, hanno concesso la possibilità ad un imprenditore di 60 anni di detenere un fucile da caccia

Un imprenditore di Campobello di Licata di 60 anni potrà tornare ad ottenere la licenza di porto di fucile per uso caccia.

Il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso presentato dall’uomo, assistito dagli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, ha infatti annullato il decreto del questore, emesso nel 2009, con il quale si vietava il rilascio del porto di fucile al campobellese. Provvedimento confermato anche dal prefetto, al quale era stato presentato un ricorso gerarchico.

Alla base del no della questura c’erano le “pregresse frequentazioni – si leggeva nel provvedimento - con persone pregiudicate e altri soggetti controindicati, ritenuti affiliati alla famiglia mafiosa di Campobello di Licata”.

“Gli avvocati Rubino e Valenza, davanti al Tar, hanno censurato i provvedimenti impugnati sotto il profilo dell'eccesso di potere per illogicità manifesta, atteso che i carabinieri della stazione di Campobello di Licata – si legge in una nota diffusa da Rubino - avevano espresso parere favorevole al rilascio della licenza di porto d'armi per uso caccia, tenuto conto del comportamento tenuto dal richiedente nell'ultimo quinquennio; ed ancora, per quanto attiene ai reati contestati al ricorrente, gli stessi non presentano alcuna attinenza con la materia delle armi, trattandosi di reati contravvenzionali in materia ambientale”.

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