rotate-mobile

L'omicidio nel piazzale della concessionaria, il procuratore: "Girano troppe armi, la cultura della vendetta va fermata"

Il capo dei pm, all'indomani dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i tre indagati dell'assassinio di Roberto Di Falco, sollecita una riflessione: "Viviamo in una società civile, di diritto, dove i conflitti si risolvono ragionando"

"Va debellata. La cultura che si possa risolvere un qualsiasi problema a colpi di pistola, con i pestaggi o accoltellando la moglie che si vuole separare è frutto di una cultura che disonora questa terra. Vicende di questo genere non possono avere diritto di cittadinanza, non è ammissibile che per un debito non pagato, questo è il movente che appare allo stato degli atti, si possa ricorrere ad una violenza di questo tipo. Una violenza in cui a rimetterci la vita è stato uno degli aggressori". A sollecitare, con queste parole, una riflessione comune è stato il procuratore di Agrigento Giovanni Di Leo. E lo ha fatto all'indomani dell'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip, per i tre indagati dell'omicidio per errore del 38enne palmese Roberto Di Salvo. "Sono vicende che distruggono per intero le famiglie che sono coinvolte", ha sottolineato il capo dei pm. 

La sparatoria con un morto al Villaggio Mosè, i tre indagati restano in carcere

L'aggressione nel piazzale della concessionaria di auto e il 38enne ucciso: la Procura dispone tre fermi

Rissa davanti alla concessionaria di auto, parte un colpo di pistola: morto 38enne

Il procuratore Di Leo si è soffermato sulla "spirale culturale" della violenza "che va fermata": "Se non c'è un serio lavoro culturale, degli stessi protagonisti coinvolti sulle loro famiglie, e si prosegue nella ricerca di una vendetta per sopire una 'sete' che non è giustificata, la situazione non può che peggiorare. Questo è un appello che rivolgo alle famiglie coinvolte - ha spiegato il procuratore - . Ma è un appello che, in senso lato, rivolgo a tutta la società. In provincia di Agrigento gira una quantità di armi anomala. Da parte dell'autorità giudiziaria non vi saranno sconti perché non c'è ragione che giustifichi la detenzione e il porto in luogo pubblico di un'arma da parte di persone che non sono autorizzate. Viviamo in una società civile, di diritto, dove i conflitti si risolvono ragionando. Si risolvono nelle sedi proprie che sono quelle giudiziarie, si risolvono in modo civile, non a colpi di pistola. Quanto accaduto, con vittima la stessa persona che impugnava l'arma, è la dimostrazione che il metodo è sbagliato. Questa cultura della sopraffazione deve sparire, nell'interesse dei figli. Queste sono tragedie che ridonderanno sulle generazioni future". 

Video popolari

L'omicidio nel piazzale della concessionaria, il procuratore: "Girano troppe armi, la cultura della vendetta va fermata"

AgrigentoNotizie è in caricamento