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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Corte di appello

"Militello non era il braccio destro di Massimino, non c'era alcuna famiglia a Villaseta": ultime arringhe prima del verdetto

Il legale del presunto numero 2 della cosca ha replicato ai pg che chiedono la conferma della condanna a 8 anni: concluse tutte le arringhe, il processo "Kerkent" è all'epilogo

"Liborio Militello non era il braccio destro di Antonio Massimino ma, più semplicemente, non vi era alcuna famiglia mafiosa a Villaseta anche perchè non si arriva al numero minimo di tre persone richiesto dalle regole di Cosa Nostra. La procura ritiene che della famiglia abbiano fatto parte altre figure come Leo Sutera e Pietro Campo ma appartengono ad altre realtà territoriali, nella zona del Belice. La realtà è che fra loro vi è solo un rapporto di natura personale". Con l'arringa dell'avvocato Giovanni Castronovo si sono chiusi tutti gli interventi al processo di appello scaturito dall'inchiesta antimafia Kerkent.

Il 13 febbraio, dopo le eventuali repliche di accuse e difesa, sarà emessa la sentenza a carico di ventuno imputati, venti dei quali condannati in primo grado. Il legale ha replicato ai sostituti procuratori generali di Palermo Francesca Lo Verso e Giuseppina Motisi che avevano chiesto la condanna a 8 anni di Militello, accusato di associazione mafiosa e ritenuto il vice di Massimino (con il quale ha condiviso una condanna per estorsione ai danni di due costruttori padre e figlio) nella gestione della famiglia mafiosa di Villaseta, frazione dove Massimino - secondo quanto delineato con l'operazione della Dia, scattata il 4 marzo del 2019 - avrebbe ripreso a gestire gli affari dall'autolavaggio di un affiliato e dalla sua rivendita di bibite, trasformati in basi operative del clan.

L'avvocato Castronovo, inoltre, ha illustrato la sua arringa in favore di Giuseppe Tornabene, condannato a 8 anni e 8 mesi con l'accusa di concorso esterno in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio: in sostanza avrebbe dato un contributo, pur non facendone parte, all'organizzazione criminale dedita al narcotraffico che Massimino avrebbe messo in piedi per finanziare il clan. "Con Massimino - ha aggiunto il legale - aveva solo rapporti personali e familiari. In alcune circostanze si è limitato ad accompagnarlo in auto, anche perchè non aveva la patente, ma non mostra mai di avere un ruolo tanto che spesso resta in macchina ad attendere che Massimino incontri altre persone. Era del tutto inconsapevole di cosa facesse e, in ogni caso, non partecipava ad alcuna riunione".

I pg, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto un aumento di pena per Massimino, personaggio chiave dell'inchiesta, e la condanna per l'imprenditore Salvatore Ganci, 48 anni, assolto in primo grado dall'accusa di avere commissionato al capomafia una rappresaglia ai danni di un uomo vicino al clan che lo aveva truffato acquistando un'automobile del suo negozio con un assegno falso. Massimino, insieme a un affiliato, avrebbe sequestrato la moglie del truffatore, che poi ha collaborato con gli inquirenti, e l'avrebbe palpeggiata per dargli una lezione.

I magistrati che rappresentano l'accusa in appello hanno chiesto la conferma delle 19 condanne decise in primo grado, oltre a un aumento di pena per Massimino (da 20 anni a 22 anni) e una condanna a 9 anni, 10 mesi e 15 giorni per Ganci che era stato assolto.

Questa la sentenza di primo grado emessa il 16 febbraio di due anni fa dal gup di Palermo, Fabio Pilato: James Burgio (8 anni); Salvatore Capraro (9 anni); Davide Clemente (9 anni e 6 mesi); Fabio Contino (8 anni); Sergio Cusumano (12 anni e 8 mesi); Alessio Di Nolfo (12 anni); Francesco Di Stefano (assolto); Salvatore Ganci (assolto); Daniele Giallanza (assolto); Eugenio Gibilaro (10 anni); Pietro La Cara (assolto); Domenico La Vardera (8 anni e 8 mesi); Domenico Mandaradoni (8 anni); Antonio Massimino (20 anni); Gerlando Massimino (12 anni); Antonio Messina (12 anni); Giuseppe Messina (20 anni); Valentino Messina (assolto); Liborio Militello (8 anni); Andrea Puntorno (8 anni); Calogero Rizzo (5 anni); Francesco Romano (assolto); Vincenzo Sanzo (assolto); Attilio Sciabica (assolto); Luca Siracusa (8 anni); Giuseppe Tornabene (8 anni e 8 mesi); Francesco Vetrano (20 anni). 

Tutte le assoluzioni ad eccezione di quella di Ganci sono diventate definitive. Il processo, nelle ultime udienze, è stato dedicato alle arringhe dei difensori. Nel collegio, fra gli altri, gli avvocati: Salvatore Pennica, Alfonso Neri, Daniele Re, Francesco Accursio Mirabile, Monica Malogioglio, Marco Aloisio, Salvatore Butera, Enrico Quattrocchi e Annalisa Russello. 

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