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Marco Zambuto rieletto sindaco, le reazioni post voto

Nino Bosco, Michele Cimino, Peppe Arnone e Giampiero Carta commentano il risultato del ballottaggio che ha riportato Zambuto sulla poltrona più importante di Palazzo dei Giganti

Fa male la sconfitta di Totò Pennica in casa Pdl. "Perde il candidato di Alfano", si legge sulla stampa nazionale. "Ringrazio Totò a nome del partito - dice Nino Bosco, segretario provinciale del Pdl - per aver messo il cuore in questa campagna elettorale. Il Pdl ha ritenuto che avesse tutte le carte in regola per poter amministrare la città, ma gli agrigentini hanno invece apprezzato il lavoro di Zambuto e bisogna accettare la sconfitta".

Anche Grande sud, per bocca di Michele Cimino, ringrazia Pennica ed Epolis. Parla di un fermento politico che da tempo non si vedeva ad Agrigento, ma di fronte al risultato si congratula con il sindaco uscente.

Peppe Arnone, invece, ammette di essersi divertito molto negli ultimi giorni. Il fatto che più l'ha divertito è il manifesto a firma del comitato elettorale di Totò Pennica che ritraeva le foto di Zambuto e Arnone e la scritta "Chi vota Zambuto vota Arnone". "Dopo il primo turno, le cose sono andate nel miglior modo possibile - dice l'avvocato ambientalista sorridendo -, anche grazie al volantino che ha suscitato una suggestione positiva negli elettori evocando i due anni e mezzo nei quali Zambuto e Arnone hanno lavorato spalla a spalla: il miglior periodo politico di questa città". Ci racconta poi un aneddoto. Al telefono con Angelo La Russa, Arnone avrebbe presagito il risultato, convinto che grazie al volantino Zambuto avrebbe "raddoppiato" Pennica. La Russa non sarebbe sembrato molto d'accordo e avrebbe detto che suo genero non avrebbe superato il 60 percento e, scherzando, che il rimanente dei voti sarebbero stati di Arnone. L'avvocato a quel punto avrebbe invitato a scommettere sul risultato per una cena a base di aragoste; ma né La Russa, né Riccardo Gallo, a cui avrebbe riproposto la stessa sfida, pare abbiano accettato. Arnone se la ride di gusto insomma, sentendosi un po' padre della vittoria di Zambuto. Ma riguardo alla possibilità di entrare in Giunta ribadisce senza mezzi termini: "Neanche pagato a peso d'oro, sarei comunque una presenza ingombrante per lui".

Toni come sempre pacati quelli utilizzati invece da Giampiero Carta. Ormai fuori dalla competizione, commenta con distacco il risultato del ballottaggio. "Ciò che salta all'occhio è innanzitutto il dato dell'astensionismo e poi la sconfitta di Pennica. E' stato un voto più che pro Zambuto, contro Pennica. Non do una buona lettura del governo di Zambuto, il quale piuttosto ha vinto per mancanza di una solida alternativa in cui gli agrigentini avrebbero potuto credere". Carta, avvicinato da entrambi i candidati, dice di aver declinato l'invito a far parte delle loro giunte e di non aver dato indicazioni di voto al suo elettorato.

(dbr)

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