Mafia, inchiesta "Nuova Cupola": Cassazione bis per dodici imputati

Il quinto processo è stato fissato per il 27 marzo: la Procura generale rinuncia al ricorso solo per il grottese Maurizio Rizzo

Un'aula di tribunale

Il 27 marzo davanti alla Cassazione: approda ancora in aula, per la seconda volta davanti alla Suprema Corte che un anno e mezzo fa aveva messo dei paletti ma disposto un altro passaggio in appello, la maxi inchiesta "Nuova Cupola" che, col blitz del 26 giugno del 2012, avrebbe disarticolato il nuovo organigramma mafioso della provincia di Agrigento.

Il sostituto procuratore generale Rosalia Cammà ha impugnato solo una delle due assoluzioni decise dopo l'appello bis, quella dell'empedoclino Gaspare Carapezza, 41 anni, accusato di estorsione. Per il grottese Maurizio Rizzo, 44 anni, anch'egli accusato di estorsione, la sentenza di assoluzione è definitiva. 

Nell'elenco dei dodici imputati del processo bis in Cassazione ci sono tutti i personaggi principali dell’inchiesta. A partire dal sambucese Leo Sutera, 67 anni, ritenuto il successore di Giuseppe Falsone al vertice di Cosa nostra provinciale. La condanna a 3 anni è definitiva ma il pg aveva chiede nuovamente di aumentare la pena ritenendo sussistente l’aggravante del riciclaggio delle risorse economiche. 

Pene più severe in appello pure per Francesco Ribisi, 35 anni di Palma, e Giovanni Tarallo, 32 anni, di Santa Elisabetta. Per il palmese, ritenuto il numero due di Cosa Nostra, i giudici della Cassazione, la prima volta, avevano accolto in parte il ricorso dei difensori (gli avvocati Daniela Posante e Valerio Vianello) disponendo una nuova valutazione su alcune attenuanti e sul calcolo della pena. Al tempo stesso, però, il processo era stato rimandato in Corte di appello per valutare la sussistenza dell’aggravante del riciclaggio: il pg aveva chiesto di aumentare la pena da 13 anni a 16 anni e 10 mesi: i giudici di appello gli hanno inflitto 15 anni e 4 mesi e la difesa adesso chiede una riduzione. Situazione uguale per Tarallo (difeso dagli avvocati Giuseppe Barba e Nico D’Ascola), suo braccio destro, che in appello era stato condannato a 13 anni e 6 mesi: all'appello "bis" gliene sono stati inflitti quindici.

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