Mafia, la maxi inchiesta "Montagna": la difesa di Nugara e Valenti all'attacco

I difensori chiedono l'assoluzione dei presunti boss di San Biagio a Favara: "Il pentito Quaranta non è attendibile"

Giuseppe Nugara

“La ricostruzione investigativa non accerta neppure l’esistenza di una famiglia mafiosa a San Biagio Platani, il pentito Giuseppe Quaranta ci viene a dire che si tratta addirittura di un mandamento”. L’avvocato Giuseppe Barba, difensore del cinquantatrenne Giuseppe Nugara, presunto boss del paese, nei cui confronti i pm della Dda Geri Ferrara, Alessia Sinatra e Claudio Camilleri hanno chiesto la condanna a 20 anni di reclusione, che sarebbe stata 30 anni senza la riduzione per il rito, ha illustrato la sua arringa per oltre due ore e mezzo.

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Nugara è uno dei personaggi chiave dell’inchiesta antimafia Montagna. I suoi presunti legami con l’allora sindaco del paese Santo Sabella, con cui avrebbe stretto un accordo elettorale, hanno pure portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. “Il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta – ha aggiunto l’avvocato Barba – dice di avere nominato Nugara come reggente ma non si capisce a che titolo avrebbe potuto farlo visto che era referente della famiglia di Santa Elisabetta che fa parte di un altro mandamento. Non c’è neppure un riscontro investigativo all’ipotesi che sarebbe stato Francesco Fragapane, presunto capo del mandamento, a conferirgli il mandato”. 

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Fra le posizioni discusse anche quelle del favarese Stefano Valenti, 51 anni, ritenuto un esponente di spicco della famiglia mafiosa della ciità. Anche per lui i pm della Dda hanno chiesto la condanna a 20 anni di reclusione. L’avvocato Angela Porcello, difensore del favarese, ha illustrato le sue tesi per oltre un’ora sollevando dubbi e perplessità sulle dichiarazioni dello stesso Quaranta definito “inattendibile e contraddittorio”.

Secondo la difesa i due verbali di interrogatorio di Quaranta - il primo sottoscritto nel gennaio dell’anno scorso, subito dopo la decisione di collaborare con la giustizia, e il secondo nel marzo dello stesso anno - presenterebbeo diverse incongruenze nella parte in cui indica il reggente della famiglia mafiosa di Favara. “In un primo momento - attacca il legale - dice che il boss del paese è Pasquale Fanara e definisce Valenti un suo stretto collaboratore. Poi indica nei Sicilia i nuovi capimafia”. 
 

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