"Case e terreni acquisiti per connivenze con i boss", chiesta confisca per anziano mafioso

Gioacchino Cinquemani, 77 anni, nel 2011 fu condannato nel primo processo alle cosche della provincia

La confisca di tutti i beni sequestrati e la sorveglianza speciale per quattro anni: sono le richieste del pm nei confronti del favarese Gioacchino Cinquemani, 77 anni, condannato a 7 anni di carcere per associazione mafiosa nel 2001, nel primo processo alle cosche mafiose della provincia di Agrigento.

Anche dopo l’espiazione della condanna ci sono state delle indagini nei suoi confronti. Un collaboratore di giustizia, il gelese Carmelo Billizzi, raccontò di avere chiesto a Cinquemani, che in quel periodo con la sua impresa edile stava facendo dei lavori in provincia di Caltanissetta, di mettere a posto un imprenditore. I soldi, secondo quanto riferisce il pentito, poi sarebbero arrivati al capomafia come da “protocollo”.

L’imprenditore mafioso favarese venne messo di nuovo sotto inchiesta ma il materiale probatorio fu ritenuto insufficiente per mandarlo a processo e il gip, il 2 aprile del 2013, dispose l’archiviazione. Queste dichiarazioni, tuttavia, secondo i giudici che, nel 2015 hanno disposto il sequestro dei beni, e secondo il pm che adesso ne chiede la confisca, vale a dire la definitiva acquisizione da parte dello Stato, sono sufficienti per ritenere che il patrimonio sia stato acquisito in maniera illecita.

L’ipotesi, alla quale replicheranno il 20 settembre i difensori, gli avvocati Daniela Posante e Maria Alba Nicotra, è che il suo patrimonio sia stato acquisito grazie alle sue connivenze con la criminalità organizzata. Nella lista dei beni di cui, adesso, si chiede la confisca, ci sono una decina di fabbricati (qualcuno solo per alcune quote), una decina di appezzamenti di terreno e svariati titoli e rapporti finanziari intestati anche alla moglie e ad altri familiari. Il pm, oltre alla confisca dei beni posti negli anni scorsi sotto sequestro, chiede la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per quattro anni. Si tratta di un provvedimento restrittivo della libertà, fra cui il divieto di uscire da casa negli orari serali, quello di frequentare pregiudicati e l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, imposto a persone ritenute socialmente pericolose. 

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