Camilleri lotta fra la vita e la morte, Racalmuto lo ha già dimenticato

Il paese di Sciascia non ha rispettato il valore della memoria, né quello della riconoscenza, né ha avuto ossequio per il significato dei legami 

Lo scrittore Andrea Camilleri accanto la statua di Sciascia

C'è anche chi ha già dimenticato. Se sui social, alcuni - ignorando che c'è un uomo che lotta fra la vita e la morte - scrivono commenti che traboccano d'odio e insulti e molti artisti incitano, invece, alla vita Andrea Camilleri, nella "sua" Agrigento tre sindaci - per motivi e legami differenti - hanno voluto abbracciare e spronare, anche con forza, il maestro. Lillo Firetto, Ida Carmina e Maria Grazia Brandara lo hanno fatto condividendo messaggi Whatsapp, post su Facebook o comunicati stampa. C'è però chi - e di ore, rispetto a quando il "papà" del commissario Montabano è stato ricoverato, ne sono trascorse più di una dozzina - ha lasciato cadere la notizia nella totale indifferenza. Né una parola di speranza, né un augurio di pronta ripresa. Il silenzio, totale. Quasi come se, una volta cambiate le amministrazioni comunali, quel che è stato nel passato e i legami, anche formali ma indissolubili, non esistessero più. A dimenticare, oggi, è stata Racalmuto. O meglio, gli organi istituzionali che dovrebbero rappresentarla.

Firetto: "Abbiamo bisogno ancora delle tue parole, dei tuoi libri, della tua voce, della tua guida"

Alcuni racalmutesi, magari anche qualche ex sindaco, ci hanno pensato. Qualcuno s'è anche stupito ed ha atteso, per ore, un abbraccio - naturalmente virtuale - fatto da Racalmuto al maestro Andrea Camilleri. Perché lo scrittore empedoclino, dal 2003, è anche cittadino onorario di Racalmuto. Perché Camilleri, nel 2001, accettò dall'allora sindaco Salvatore Petrotto l'incarico di direttore artistico del teatro Regina Margherita. E tale carica mantenne dall'anno successivo - quando il teatro venne inaugurato, dopo 40 anni di chiusura, dal subentrato sindaco Gigi Restivo - fino al 2007. Camilleri viveva a Roma e del teatro, in concreto, si occupava il regista e commediografo Giuseppe Dipasquale. Fu quella un'epoca storica con cartelloni teatrali capaci di suscitare invidie anche ai palcoscenici più rinomati. A Camilleri succedette il nipote di Leonardo Sciascia: il regista teatrale Fabrizio Catalano. 

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Appena nel settembre del 2015, per i 90 anni dello scrittore, il Comune - sindaco Emilio Messana e assessore Salvatore Picone - ringraziavano ancora il cittadino onorario Camilleri per aver accettato di legare il suo nome al paese di Leonardo Sciascia e al teatro Regina Margherita. Ma Camilleri ha fatto di più: in una delle sue primissime indagini, il commissario Montalbano è stato a Racalmuto - in gita - per assaggiare i famosi, tipici, taralli.

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Lo scrittore empedoclino non si avvedrà della mancanza della "sua" Racalmuto (fondazione Leonardo Sciascia compresa ndr.), né parole di speranza o d'augurio potrebbero essere determinanti per la sua sopravvivenza. Sta combattendo ben altra battaglia. Racalmuto - gli amministratori democraticamente eletti e pertanto deputati a rappresentarla - oggi non ha rispettato il valore della memoria, né quello della riconoscenza, né ha rispettato il significato dei legami. 

Amministrare è complicato, le incombenze sono sempre molteplici. Perdere la memoria, però, non consentirà di guardare avanti e costruire il futuro. 

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