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"Gas in atmosfera, mancato smaltimento delle ceneri e scarico di reflui nel fiume", sequestrato opificio

Il provvedimento del gip ha fatto scattare i sigilli preventivi allo stabilimento industriale - di oltre 19 mila metri quadrati - dove si procedeva all'estrazione dell'olio dalle sanse e alla raffinazione di olii per uso alimentare

 

Pericolo d'inquinamento ambientale. E' per questo motivo che il gip Alberto Davico del tribunale di Sciacca, su richiesta del sostituto procuratore Michele Marrone, ha disposto il sequestro preventivo di uno stabilimento industriale - di oltre 19 mila metri quadrati - di Ribera dove si procedeva all'estrazione dell'olio dalle sanse e alla raffinazione di olii per uso alimentare. Decreto che è stato eseguito, nei giorni scorsi, dai militari della Guardia di finanza di Sciacca. Di fatto, sono state contestate gravi violazioni alla vigente normativa in materia ambientale.

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Le indagini culminate con il sequestro dell’opificio sono state avviate lo scorso dicembre, durante l’ultima campagna olearia, dopo che alcuni militari - lungo la strada statale 115 - avevano notato anomale e cospicue emissioni di fumi provenienti da quell’industria alimentare. Inevitabilmente, i finanzieri si sono insospettiti e hanno ipotizzato che le lavorazioni eseguite potessero non rispettare i protocolli e le vigenti disposizioni in materia ambientale. "I successivi accertamenti effettuati all’interno del sito industriale con la collaborazione tecnica del personale dell’Arpa - ha ricostruito, stamani, la Guardia di finanza - hanno confermato l’inefficace contenimento delle emissioni diffuse dei gas in atmosfera, cui si aggiungevano il mancato smaltimento delle ceneri derivanti dalla combustione e lo scarico delle acque reflue industriali in un affluente del fiume Magazzolo, senza il preventivo trattamento di depurazione chimico-fisico e biologico".

La Guardia di finanza ha anche accertato che "gli impianti industriali dello stabilimento, attivo dai primi anni ’80, non erano stati adeguati alle stringenti modifiche normative in materia ambientale intervenute negli ultimi quarant’anni. Taluni dei punti di emissione di fumi nell’aria erano addirittura - ricostruiscono dalle Fiamme Gialle di Sciacca - sprovvisti di piattaforma di campionamento, rendendo impossibile per gli organi competenti la possibilità di effettuare i dovuti prelievi delle emissioni gassose rilasciate nell’atmosfera. Non veniva, inoltre, esibita dai responsabili dell’azienda la prevista relazione annuale sugli accorgimenti adottati per il contenimento delle emissioni diffuse, né veniva rinvenuta alcuna traccia, negli appositi registri, dello smaltimento delle ceneri derivanti dalla combustione di sansa esausta; ceneri che venivano invece reimmesse nel ciclo produttivo, dando vita ad un illecito smaltimento di rifiuti". 

Oltre alle violazioni della normativa ambientale sono state contestate al responsabile dell’azienda, nella veste di “datore di lavoro”, inadempimenti alla normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro: mancanza di dispositivi di protezione contro le cadute dall’alto, inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori, risultati inidonei a salvaguardarli dalle polveri presenti nei luoghi di lavoro.

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