I rapporti con Falsone e la cosa nostra agrigentina, ecco chi è il "professore" Lauria

Ottantenne con un presunto passato criminale che gli è valso il "titolo" di capo famiglia del clan dei licatesi

Ottantenne, con un passato criminale che gli è valso il posto di presunto capo famiglia del clan dei licatesi Lui è Giovanni Lauria, personaggio centrale dell’operazione antimafia “Halycon”. Il blitz ha portato all’arresto di sette persone, tra i fermati anche un insospettabile funzionario della regione. Il “professore2 è così chiamato Giovanni Lauria, l’anziano signore che ha aveva rapporti anche con l’ex boss Giovanni Falsone.  

I rapporti con l'ex boss Giuseppe Falsone, i reati commessi e l'inchiesta "Assedio". Ecco chi è Giovanni Lauria, Giovanni Lauria, personaggio centrale nelle indagini che hanno portato all’emissione dell’odierno provvedimento restrittivo, è mafioso il cui spessore criminale è stato già ampiamente ricostruito nei provvedimenti giudiziari che lo hanno definitivamente riconosciuto quale esponente di spicco di cosa nostra agrigentina.

 L’appartenenza a cosa nostra di Giovanni Lauria - ricostruiscono i carabinieri - è stata oggetto di sentenza che lo ha condannato in via definitiva per il reato di cui all’art 416 bis c.p., essendo egli stato individuato quale punto di riferimento per l’allora rappresentante provinciale di Agrigento Giuseppe Falsone per conto del quale trasmetteva messaggi e comunicazioni ad altri esponenti apicali di cosa nostra siciliana. Lauria, proprio per il legame che aveva con l’allora latitante Giuseppe Falsone, era stato coinvolto dal capomafia calatino Francesco La Rocca (esponente di spicco dell’ala c.d. oltranzista di cosa nostra) nel tentativo di mediazione tra le opposte fazioni di cosa nostra agrigentina che avevano rispettivamente al vertice il citato Falsone e Maurizio Di Gati.

Nonostante la condanna ricevuta e la pena espiata, Lauria - fanno sapere gli inquirenti - non ha interrotto i rapporti con la consorteria ed è emerso nelle indagini che oggi hanno portato alla sua cattura quale assoluto protagonista di cosa nostra.

La figura di Lauria è inoltre per ultimo comparsa anche nella indagine denominata "Assedio", condotta dall’Arma territoriale di Agrigento, nel cui contesto è stata documentata una rinnovata coesione all’interno di cosa nostra agrigentina tra gruppi mafiosi, in passato anche dialetticamente contrapposti, riconducibili alla famiglia di Licata.

Come emerso nel contesto investigativo in parola, a seguito della sua scarcerazione avvenuta nell’ottobre 2017, Angelo Occhipinti  aveva acquisito un ruolo di vertice in seno alla consorteria mafiosa di Licata ed aveva eletto a quartier generale del gruppo da lui diretto un magazzino dove egli teneva un jammer che attivava ogni qual volta avevano corso delle riunioni con altri uomini d’onore, e ciò nell’evidente convinzione che detto dispositivo avrebbe rappresentato un argine invalicabile alle investigazioni, rendendo impossibile la captazione dei dialoghi da parte degli investigatori.

"Nel corso di una delle riunioni - fanno sapere i carabinieri -  è stato possibile registrare un colloquio intercorso proprio tra Lauria e Occhipinti, avente straordinaria importanza investigativa, giacché si registrava l’intenzione dei due capi di unire i rispettivi gruppi al fine di ricompattare la famiglia mafiosa di Licata e ciò, evidentemente, per amplificarne il potere criminale e farla divenire una delle articolazioni mafiose più pericolose dell’intera cosa nostra". 

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