Omicidio Giuseppe Tragna, i familiari: "Fu la mafia, non è un morto di serie B"

Oggi ricorrono i 28 anni dall'esecuzione per mano mafiosa del direttore di banca, una morte a lungo offuscata dalle calunnie e dal tentativo di derubricare il tutto ad una punizione per motivi personali

Un eroe civile e dimenticato. Oggi, ricorrono i 28 anni dalla morte di Giuseppe Tragna, direttore dell’Agenzia 2 della Banca Popolare
Sant’Angelo di Agrigento, freddato il 18 luglio del 1990 in via Gela, a San Leone all’età di 49 anni. Un omicidio di mafia, accerteranno dopo anni i tribunali, connesso all'attività lavorativa dell'uomo, che individuò alcuni assegni trafugati e lo denunciò. Un atto che venne punito con la morte, anche se ancora oggi non esiste piena chiarezza suli mandanti dell'esecuzione. Anzi, per anni la memoria di Tragna è stata offuscata  dalle calunnie, che hanno tentato di derubricare la vicenda a questioni di tipo personale. Un ulteriore affronto ad un vero eroe civile che, confermeranno i tribunali, era una "persona integerrima, dedita esclusivamente al compimento dei propri doveri familiari e professionali”.

Ad aver dato battaglia in questi anni sono stati i suoi familiari, la moglie e due figli, che non hanno mai creduto a ipotesi diverse dall'omicidio di mafia e che, ancora oggi, difendono la memoria di un uomo per bene. “Nostro padre, mio marito – dicono – non è un morto di Serie B. Noi non ci rassegneremo mai a questo. La sua memoria viene tenuta viva da tutti coloro che l'hanno conosciuto, che, ancora oggi, ne ricordano la bontà, la disponibilità e la capacità di essere generoso e disponibile con tutti. E allora perché l'opinione pubblica non deve sapere? Continueremo a dare battaglia perché si possa ottenere il riconoscimento di una realtà a lungo negata. Tocca a noi difenderlo, portare avanti questo percorso perché ci sia un riconoscimento del fatto che quello fu un omicidio voluto dalla mafia, così come cristallizzato dalle sentenze”.

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Sul luogo dell'uccisione, ancora oggi, nessuna autorità ha mai pensato di collocare una lapide, nè, una volta l'anno, posare un fiore.

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