Piccolo "terremoto" in casa Ati, il sindaco Alba va via sbattendo la porta

Il primo cittadino di Favara ha lasciato il direttivo dell'Assemblea contestando l'assenza di una linea chiara sul futuro della gestione

Anna Alba

Piccolo "terremoto" all'interno dell'Assemblea territoriale idrica. I fatti si sono compiuti prima di Pasqua, ma la notizia è stata diffusa solamente oggi: il sindaco di Favara Anna Alba ha lasciato il consiglio direttivo dell'Ati contestando il "modus operandi" dello stesso.

"Con rammarico, ad oggi - dice - nessuna posizione è stata intrapresa da parte di questo Consiglio direttivo, nonostante più volte sia stato espresso il disappunto per i ritardi e il modus operandi del predetto organo esecutivo".

Alba rimarca di aver evidenziato "a più riprese l'urgente ed indifferibile necessità di fare chiarezza circa le posizioni che i comuni non consegnatari rivestono, nello spirito di solidarietà che questa Ati dovrebbe imporre e senza alcuna distinzione" con i comuni consegnatari.

Quindi, conclude Alba, "visto l'infruttuoso spirito fattivo, relativo alla mancata individuazione di una nuova forma di gestione, si ritiene necessario fare un passo indietro, rimettendo la nomina".

Un piccolo "terremoto", appunto, ma soprattutto il potenziale primo atto di altri simili, dato che i sindaci scontenti della gestione Valenti sono molti e altrettanti la accusano di essere troppo "morbida" sul tema dei comuni non consegnatari, nonostante i chiari e inequivocabili segnali giunti anche dalla stessa Prefettura. Non si esclude che a breve altri sindaci prenderanno posizione.

Konsumer: "Preoccupati per il futuro della gestione del servizio idrico"

"Pur apprezzando l’atto di coraggio della sindaca di Favara nel denunciare con le proprie dimissioni dall’esecutivo dell’Ati il vero e proprio stallo dei sindaci agrigentini, su quale forma di gestione dovrà dotarsi il Sii - dice il portavoce di Konsumer Giuseppe Di Miceli -, non possiamo non rimarcare l’azione di stimolo, senza esito positivo, della scrivente associazione, alla quale oggi i fatti danno ragione, nelilevare che i ritardi decisionali dell’Ati affinché si chiudesse quanto prima l’esperienza fallimentare della gestione privata del servizio idrico, avrebbero arrecato gravi danni all’utenza che rischia, prima o poi, di rimanere senza il prezioso liquido o di averlo gestito da non si sa chi, in che modo e a quale prezzo.
Ci auguriamo che tale gesto possa dare il giusto impulso ai sindaci dell’Ati che devono rappresentare l’interesse di tutti i cittadini della ex provincia di Agrigento, e non solo di quelli appartenenti ai singoli territori che comunque oggi sotto l’aspetto della gestione idrica risultano sempre più abbandonati a sè stessi".

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