Sacco di juta sepolto a San Leone, mistero risolto: serviva a fronteggiare l'erosione

I carabinieri del centro Anticrimine Natura hanno prima analizzato la documentazione di Comune e Demanio marittimo e poi hanno fatto uno scavo di 15 metri

S’era pensato di tutto e di più: ad una condotta, magari abusiva, o qualche "pennello a mare" che passava lecitamente sotto l’arenile. Per alcuni, invece, l’associazione mentale era stata quasi scontata: erano tornate alla mente le scatole e i sacchi di juta che contenevano panetti di hashish. Per giorni e giorni è stato un mistero. Alla fine, i carabinieri del centro Anticrimine Natura – coinvolgendo, negli accertamenti investigativi, il Demanio marittimo e il Comune di Agrigento – hanno fatto chiarezza. Quel sacco di juta che spuntava dalla sabbia, fra la quinta e la sesta traversa del viale Delle Dune a San Leone, e che i carabinieri non sono riusciti a tirare fuori, anche perché risultava essere conficcato a circa 2 metri di profondità, altro non era che un pezzo di barriera in geo-sacchi per fronteggiare il problema dell’erosione costiera. La scoperta è stata fatta sia analizzando la documentazione del Demanio marittimo che scavando per circa 15 metri. E dallo scavo è arrivata la conferma: nell’arenile, a profondità, era conficcato una sorta di “salsicciotto” realizzato con un sacco di juta e all’interno altra sabbia. Una tecnica che si rivela proficua per smorzare l’energia e fermare, di fatto, il processo di erosione.

Per arrivare alla soluzione del “caso”, i carabinieri hanno però fatto un lavoraccio: analisi delle documentazioni di Comune e Demanio marittimo e poi, appunto, uno scavo di 15 metri. Un lavoraccio che è servito però a sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi, più o meno verosimile, e a mettere dei punti fermi. Non c’è niente di illegale o di appositamente nascosto in quella porzione di spiaggia, fra la quinta e la sesta traversa del viale Delle Dune. Area che subito dopo la scoperta e la segnalazione era stata transennata proprio dai carabinieri. Il centro Anticrimine Natura dell'Arma si è subito messo al lavoro ed ha, cercando di fare rapidamente chiarezza, interessato Demanio marittimo e Comune di Agrigento. La risposta è arrivata ben presto dalla documentazione del Demanio.

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Per avere piena contezza di quello che ufficialmente passava in quel tratto di arenile, i carabinieri hanno poi proceduto allo scavo. In questo modo, ogni interrogativo s’è dovuto dissolvere alla luce del sole: all’evidenza del “salsicciotto” posizionato per arrestare la furia del mare che, proprio in quel tratto, aveva, in passato, inghiottito territorio.

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