Perquisizioni sulla "Sea Watch 3" e comandante sotto torchio: "Rifarei tutto quello che ho fatto"

Il legale Alessandro Gamberini: "La vicenda è filmata. C'erano, all'interno della nave, dei giornalisti del New York Times e un free lance tedesco che hanno documentato con foto e video le testimonianze dei migranti. Tutte queste cose verranno recuperate dalla Procura e daranno conferma delle cose che abbiamo detto". Giornalista si rifiuta di dare immagini

Il comandante della "Sea Watch 3" prima di essere interrogato

E' terminato da pochi minuti l'interrogatorio del comandante della Sea Watch, Arturo Centore, che ha accettato di rispondere a tutte le domande formulate dal procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella. Centore, indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, con al fianco i suoi avvocati di fiducia, Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, è stato sentito per circa 7 ore.

LE VIDEO INTERVISTE. Il comandante: "Rifarei tutto", gli avvocati: "Non c'era nessun'altra scelta" 

E' in corso, da ore ormai, una perquisizione della Guardia di finanza a bordo della nave "Sea Watch 3", ancorata e sotto sequestro a Licata. L'equipaggio, da quanto si apprende, sta collaborando con le forze dell'ordine, ma una giornalista americana, iscritta come facente parte dell'equipaggio, si rifiuterebbe, in mancanza del suo avvocato newyorchese, di consegnare la telecamera con la quale ha filmato tutto il viaggio e il soccorso dei migranti. La Procura ha anche disposto - ma la giornalista non cede - di fare copia dei filmati e lasciarle gli originali.  

Interrogatorio in Procura: il comandante risponde alle domande del Pm

Il comandante - durante l'interrogatorio, cercando naturalmente di fare chiarezza, - si sarebbe preso la piena responsabilità di quanto accaduto sulla rotta della nave. Improbabile, dunque, che altre persone possano venire iscritte nel registro degli indagati. "Rifarei tutto quello che ho fatto, per la vita umana in mare rifarei tutto". Arturo Centore, comandante della "Sea Watch 3", all'uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove per quasi 7 ore è stato interrogato dai Pm, non voleva dire niente. Incalzato dai cronisti ha poi confermato che rifarebbe tutto "per salvare delle vite umane in mare, sì". "Sono state salvate delle vite umane. Non è un problema ideologico, di scelta. Anche dopo lo sbarco dei primi migranti, per i 47 che restavano sulla nave non c'era altra scelta che portarli nel porto di Lampedusa, sbarcarli in Italia - ha detto uno dei legali di Centore: l'avvocato Alessandro Gamberini - . A quel punto, qualsiasi altra scelta sarebbe stata impraticabile".

L'inchiesta sulla "Sea Watch 3", c'è il primo indagato: avviso di garanzia per il comandante

"Il team medico che, a bordo, in più occasioni, ha operato delle visite mediche individuali e collettive a questi naufraghi, per come li abbiamo chiamati nel corso dell'interrogatorio, aveva certificato una situazione di disagio crescente, di instabilità psicofisica - ha aggiunto l'avvocato Barberini - . C'è stato un momento in cui dei migranti minacciavano di gettarsi in mare. C'erano ragazzini che era difficile esser sicuri che non facessero qualche gesto, il capitano ha una responsabilità diretta nei confronti di chi trasporta. La scelta era obbligata!". 

Il legale Alessandro Gamberini ha reso noto, sempre all'uscita dal tribunale di Agrigento, che "la vicenda è filmata. C'erano, all'interno della nave, dei giornalisti del New York Times e un free lance tedesco che hanno documentato con foto e video le testimonianze dei migranti. Tutte queste cose verranno recuperate dalla Procura di Agrigento e daranno conferma delle cose che abbiamo detto. E' una vicenda alla luce del sole, nulla da strumentalizzare. Non si comprende come mai una nave che compie un'operazione di questo tipo sia una nave che possa essere trattata, dallo Stato italiano, come una nave offensiva quando entra nelle acque territoriali italiane". 

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