Psicologia della notizia

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Mamma: quel legame indivisibile

Quando un bambino sperimenta precocemente la separazione dalla mamma, la sua mente non è ancora in grado di comprendere che lei ritornerà

Arriva maggio e con esso la festa della mamma. Quale figura migliore da onorare, quale persona più importante per la vita di ognuno, quale donna più acclamata di lei. Con una mamma ci si confronta, si litiga, si discute, ci si rispecchia, ci si distingue, ci si ama. Come una girandola che non arresta il suo ruotare si nasce dalla madre e si rinasce un giorno madri, perché ogni donna contiene in sé il proprio essere madre e il proprio essere figlia.

Immersi sin da subito nell’abisso di quella relazione totalizzante possiamo affacciarci alla vita solo se siamo sicuri di quella fusione con lei, che non ci lascerà, che ci accompagnerà ad esplorare quel mondo così tanto grande per i nostri occhi ancora piccoli, che ci sarà sempre e comunque, fisicamente accanto o “semplicemente” nei nostri pensieri rassicuranti.

Vi è mai capitato di vedere un bambino così tanto legato ad una copertina, ad un indumento, ad un peluche o a qualsivoglia oggetto purché profumi di mamma? Bene, questa è la classica dimostrazione di come, già a partire dagli 8-12 mesi (periodo di solito tipico per l’inizio di questa fase) il timore di una eventuale separazione dalla madre spinge in un vortice angoscioso ed ingestibile a tal punto da ricercare quegli oggetti che rassicurano e garantiscono un po’ di tranquillità e sicurezza. Tale oggetto diviene fortemente un simbolo talmente amato e trattato con affetto che spesso non è possibile neppure lavarlo, per non alterarne le proprietà.

Winnicott, medico pediatra e psicoanalista inglese, definì questo oggetto “oggetto “transizionale”: il bambino per metabolizzare l’assenza della mamma dapprima sposta su un oggetto il bisogno di contatto, e infine, quando sarà più grande, imparerà a conservare dentro di sé il ricordo della mamma insieme alla fiducia nel fatto che tornerà. L’oggetto funge quindi da “ponte” fra il legame concreto con la mamma e quello fatto di attese e di capacità di immaginare.

Quando un bambino sperimenta precocemente la separazione dalla mamma, la sua mente, infatti, non è ancora in grado di comprendere che lei ritornerà, e nemmeno di valutare il tempo che lo separa dal suo ritorno. Per vincere l’angoscia allora ricrea la mamma attraverso la suzione di qualcos’altro, che può essere il suo pollice, un indumento, un ciuccio, la copertina. Questa soluzione è un ripiego al fatto che non ha la mamma vicino a sé. Una volta cresciuto, il bambino sa immaginare la mamma quando non c’è, ed è in grado di sopportare meglio la separazione; quindi alla fine non avrà più bisogno dell’orsetto, del dito, dell’indumento o del ciuccio (https://vivalamamma.tgcom24.it).

Quindi, nel momento in cui il bambino avrà raggiunto quella consapevolezza tale da sapere che la sua figura di riferimento esiste anche se non è fisicamente presente si sentirà abbastanza pronto e sicuro per affrontare da solo il mondo circostante, e allora certamente riuscirà a fare a meno del suo “oggetto transazionale”. Questo oggetto, in definitiva, svolge una importante funzione che è quella di aiutare il bambino a superare la sofferenza della separazione potendosi costruire un primo livello di autonomia e accrescendo il suo senso di fiducia verso l’amore di quella mamma che seppur temporaneamente assente continua a prendersi cura di lui attraverso un oggetto che funge da testimone della loro intimità. Svilupperà, quindi, quella fiducia nel sapere che la mamma ritornerà…perché le mamme tornano sempre, tranne in rari e dolorosi casi. 

AUGURI A TUTTE LE MAMME…che ci sono anche quando non ci sono!

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psicooncologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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