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Un viaggio verso le emozioni

Quando si parla di emozioni sembriamo tutti un po' impreparati. Non siamo molto "educati" alla condivisione, alla espressione libera e spontanea di ciò che sentiamo e molto spesso facciamo anche fatica a dare un nome ad una emozione piuttosto che ad un'altra

Quando si parla di emozioni sembriamo tutti un po’ impreparati. Non siamo molto "educati" alla condivisione, alla espressione libera e spontanea di ciò che sentiamo e molto spesso facciamo anche fatica a dare un nome ad una emozione piuttosto che ad un’altra.

Le emozioni sono qualcosa di così spontaneo e involontario che non ci è possibile decidere quale emozione provare e in quale momento attivarla.

Esse sono direttamente collegate al corpo, nel senso che noi ci accorgiamo che ci stiamo emozionando nel momento in cui a livello fisiologico sentiamo attivarsi qualcosa: per esempio il cuore che batte più forte, le mani che cominciano a sudare, le gambe a tremare e così via.

Le emozioni sono pertanto delle risposte di tipo psicofisiologico che l’organismo nel suo complesso mette in atto di fronte a certi stimoli. Pertanto sono assolutamente soggettive, personali dato che ciascuno di noi attribuisce un significato specifico e singolare ad una simile situazione che si presenta nella vita.

In psicologia le emozioni vengono distinte in primarie e secondarie.

Tra le emozioni primarie, cioè quelle innate e universali, troviamo: paura, rabbia, sorpresa, disgusto, gioia e tristezza. A ciascuna di queste emozioni corrisponde una specifica espressione facciale e una precisa attivazione psicofisiologica. Inoltre, ognuna di esse ha una sua funzione adattiva.

Per esempio, se siamo tristi gli angoli della bocca sono all’ingiù, il mento è sollevato, il battito cardiaco è rallentato e si abbassa la temperatura. La funzione adattiva della tristezza è principalmente stimolare gli altri a consolarci.

All’inverso quando siamo gioiosi: gli angoli della bocca sono all’insù e gli occhi ravvicinati. Il battito cardiaco è accelerato e il respiro irregolare. Pertanto siamo più disponibile ad una interazione amichevole con gli altri.

Le emozioni secondarie, invece, nascono dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita della persona e con l’interazione sociale. Esse sono: allegria, invidia, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso e delusione.

Una tendenza comune è quella di usare il termine sentimento come sinonimo di emozione. Ma questo in parte è errato. I sentimenti, infatti, sono più durevoli e più strutturati a livello cognitivo. Nei sentimenti, cioè, esiste un investimento mentale maggiore.

Si possono provare delle emozioni al di fuori di ogni sentimento e nell’ambito di uno stesso sentimento si possono provare più emozioni. Oggi ho voluto esporre questo che potrebbe sembrare un breve trattato teorico di psicologia delle emozioni.

Ma tutto questo mi è stato ispirato al fatto che il 16 settembre è uscito nella sale italiane il cartone animato della Disney e Pixar dal titolo “inside Out”. Si tratta di un cartone definito "psicologico” dove protagoniste sono appunto le emozioni personificate da simpatici personaggi colorati che vivono all’interno della mente di una bambina di 11 anni (la protagonista).

Inutile qui parlarvi del film, anticiparvi trama e personaggi. Sarà sicuramente un cartone animato da vedere, non solo per i bambini quanto piuttosto per noi adulti, per compiere davanti al grande schermo un viaggio all’interno della mente umana e comprendere che tutte le emozioni sono importanti, non solo quelle positive.

Le emozioni, infatti, hanno tutte pari dignità. Non c’è nulla di male a sentirsi tristi, arrabbiati, etc. Ciò che fa la differenza è riconoscerlo e imparare a dare espressione a tutto lo spettro emotivo.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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Specialista in Psico-oncologia, ho lavorato nel reparto di Oncologia dell'ospedale di Agrigento. Ho seguito poi un percorso di perfezionamento in Psicologia Forense, soprattutto nell'ambito della valutazione del danno psichico nei contesti di risarcimento danni. Ad oggi svolgo la mia attività ad Agrigento e provincia come Psicologa-Psicoterapeuta-Analista Transazionale. Sono stata da sempre una appassionata di scrittura e in questa rubrica voglio cogliere il binomio ed il legame tra cronaca e psicologia.

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