Mercoledì, 19 Maggio 2021
Psicologia della Notizia

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A cura di Florinda Bruccoleri

I problemi dei bambini: a chi rivolgersi

A qualunque figura professionale ci si rivolga per problematiche riguardanti i propri figli sarà impossibile ottenere dei buoni risultati senza un coinvolgimento e una collaborazione di tutta famiglia

Molto spesso all’interno di questa rubrica vengono trattati temi ed argomenti per lo più riguardanti il mondo adulto e raramente l’attenzione viene rivolta ai bambini, all’infanzia e all’adolescenza in genere. Esiste già una difficoltà indicibile nel cogliere i segnali di un malessere in noi adulti che possano poi indirizzarci verso una richiesta di aiuto e la difficoltà diventa ancora più elevata quando si tratta dei figli

Perché riconoscere che il proprio bambino può avere un problema non è di certo facile. E quando poi magari lo si individua e lo si accetta subentrano mille dubbi, mille paure, mille incertezze sul da farsi. Ovvio che non è semplice poter fare una netta distinzione tra quelle che possono essere delle problematiche naturali che rientrano nelle normali fasi evolutive e che sono necessarie per la formazione della personalità del bambino e quelle inquietudini invece più profonde che necessitano di un consulto più esperto.

I segnali principali che sarebbe bene non sottovalutare sono diversi. Tra questi, per esempio: cambiamenti di comportamento, ovvero se il bambino diventa improvvisamente aggressivo, oppure apatico, taciturno, mostra dei comportamenti compulsivi (lavaggi continui, controlli ripetuti, etc.), dei tic; deficit di attenzione, se il bambino mostra una flessione e apparentemente inspiegabile del rendimento scolastico o se le maestre si lamentano che a scuola non sta attento per più di 5 minuti, che disturba; disturbi d’ansia, quali angoscia, paure mai avute prima; disturbi del sonno; disturbi alimentari, anoressia, ripetute crisi di vomito non dovute a patologie; problemi psicosomatici, per esempio fare la pipì a letto, mal di testa, mal di pancia, etc (cfr. Psychologies).

E se in nostro figlio dovessimo notare qualcuno dei segnali sopra descritti cosa bisogna fare? Esiste ancora molta confusione rispetto alle figure cui rivolgersi: pediatra, neuropsichiatria infantile, psicomotricista, logopedista; per non parlare poi dello scetticismo e del pregiudizio nei confronti dello psicologo e dello psicoterapeuta.

Ma andiamo per gradi. Innanzitutto la prima cosa da fare è di certo quella di non colpevolizzarsi come genitori ma di rivolgersi al proprio pediatra che possa quantomeno aiutare a fare chiarezza sull’eventuale problematica del bambino e indirizzare verso la strada più appropriata. Spesso la confusione maggiore emerge rispetto alle figure del neuropsichiatra infantile e dello psicologo/psicoterapeuta.

Facciamo chiarezza. Il neuropsichiatra infantile è un medico che si occupa di patologie gravi e conseguenti anche a problematiche cerebrali (è l’equivalente dello psichiatra, ma per i bambini), si occupa dello sviluppo neuropsichico e dei suoi disturbi, neurologici e psichici, nell'età fra zero e diciotto anni. Lo psicologo non è un medico e si occupa di problematiche psicologiche legate alle relazioni tra le persone e con l’ambiente e aiuta i bambini (nel caso specifico) a superare alcune problematiche quali la timidezza, la concentrazione, l’autostima, le paure, le relazioni coi genitori. In tutti quei casi in sostanza, in cui non essendoci un problema organico, per crescere è necessario un supporto di tipo psicologico.

Molto spesso (o quasi sempre) i sintomi che i bambini manifestano sono di natura relazionale ed è appunto nelle relazioni che vanno approfonditi. Ecco perché spesso si tratta di affrontare una consulenza/terapia familiare che possa aiutare i genitori a cogliere e riconoscere le proprie competenze e risorse e poter diventare loro stessi i “terapeuti” dei propri figli.

Certo, il difficile è riconoscere e ammettere che un bambino abbia necessità di un supporto, così come è difficile ammettere che, insieme a lui, ne abbiamo bisogno anche noi adulti. Una cosa è certa: a qualunque figura professionale ci si rivolga per problematiche riguardanti i propri figli sarà  impossibile ottenere dei buoni risultati senza un coinvolgimento e una collaborazione di tutta famiglia.

Dott.ssa Florinda Bruccoleri
Psicologa, Psicoterapeuta analista transazionale,
Psiconcologa ed esperta in psicologia forense.
Sito web: www.florindabruccoleri.it

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