"La commissione è durata solo 15 minuti", scoppia lo scontro in Consiglio

Ad accusare i propri colleghi è stata la leghista Nuccia Palermo, che ha evocato gli anni di gettonopoli, anche se la ricostruzione dei fatti è stata smentita dagli altri compomenti

"La commissione è durata solo 15 minuti, e parlavamo di 31 salme (quelle ancora oggi non sepolte al cimitero di Piano Gatta ndr), parliamo di soldi che prendiamo e buttiamo dalla finestra. Di gettoni che vanno nelle tasche che, sebbene legittimi, non sono politicamente e amministrativamente di buon gusto. Penso che non si siano nemmeno riusciti a salutare".

L'accusa viene lanciata all'improvviso, nel corso della seduta di Consiglio comunale di ieri sera - alla fine totalmente improduttiva, come purtroppo spesso avviene - dalla consigliera comunale Nuccia Palermo. Il riferimento è alla terza commissione consiliare, di cui fa parte la leghista, che, appunto, poco prima dello svolgimento del Consiglio si era riunita per un tempo limitato. Troppo pochi 15 minuti, segnale di una scarsa volontà a lavorare e un gesto grave, secondo la consigliera, per un Comune di dissesto. "Politicamente e amministrativamente non è qualcosa che si deve fare. Riguardiamoci tutti allo specchio - ha aggiunto -. Il vecchio consiglio è stato sempre tacciato e messo in croce per le vicende dei gettoni di presenza, ma non penso siano mai arrivati a riunirsi solo per 15 minuti".

Apriti cielo. Da quel momento in poi l'aula ha dimenticato il tema (che era quello della creazione di un registro della bigenitorialità, punto poi rinviato) e ha avviato un "tutti contro tutti" con urla, strepiti e difficoltà a far andare avanti i lavori.

Prima a rispondere alle accuse è stata la presidente della commissione, Giorgia Iacolino, la quale ha spiegato che la commissione è durata 15 minuti perché era servita solo a verbalizzare quanto già riferito dall'assessore comunale Nino Amato - incontrato informalmente -, e perché era necessario liberare il segretario generale, che era intervenuto in seduta per colmare l'assenza di un verbalizzante. Iacolino ha però attaccato Palermo, sostenendo che in realtà quest'ultima era arrivata in ritardo ai lavori e aggiungendo che se un gettone di presenza dovesse essere stabilito per la seduta sarebbe stata pronta a rinunciare. Contro Palermo sono intervenuti poi in sequenza la consigliera Susy Di Matteo e Giovanni Civiltà, il quale ha definito il tutto "una breve parentesi squallida. Forse qualcuno non ha raggiunto l'obiettivo del gettone e quindi forse ha posto il problema. Se è così questo Consiglio comunale deve andare a casa".

La parola "Gettonopoli" ha però scaldato gli animi, con la presidente Catalano impegnata a gettare acqua sul fuoco per evitare polemiche fuori dall'aula e i vecchi consiglieri comunali invece lanciatissimi a stigmatizzare quella stagione politica. Il più duro è stato Gerlando Gibilaro, il quale ha definito quella vicenda come "un colpo di stato locale” che avrebbe consentito ad "alcuni sordomuti" di diventare consiglieri comunali. "Non parliamo ancora di quello schifo - ha detto invece Marco Vullo - quando persone per bene vennero additate  come ladri senza aver rubato nulla".

La seduta è proseguita fra urla e sospensioni, alla fine circa un'ora e mezza e nessun punto approvato. Tutto è stato rinviato ad oggi.
 

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