Tentato omicidio in Belgio, i racconti: "Ci disse: lu vogliu sulu feriri, ne gammi ci vogliu sparari"

E' il 27 giugno scorso quando il favarese Mario Rizzo riferisce, a investigatori e inquirenti, le fasi precedenti e quelle dell'agguato messo a segno il 28 aprile del 2017, a Grace Hollogne, contro il ristoratore empedoclino

Nei riquadri, da sinistra, Gerlando Russotto, Mario Rizzo e Salvatore Prestia

"... Prima mi disse che lo voleva uccidere, poi mi dissi: no, dici, nun lu vogliu ammazzari, lu vogliu sulu ... lu vogliu sulu feriri, ne gammi ci vogliu sparari". E' il 27 giugno scorso quando il favarese Mario Rizzo racconta le fasi precedenti e quelle dell'agguato messo a segno il 28 aprile del 2017, a Grace Hollogne, in Belgio, all'empedoclino Saverio Sacco. Rizzo riporta a investigatori e inquirenti i primi contatti con l'empedoclino Salvatore Prestia che avrebbe, secondo le dichiarazioni di Mario Rizzo, voluto farla "pagare" a Sacco per questioni di droga. Per Prestia, cognato di Fabrizio Messina che è il fratello di Gerlandino, si procede separatamente davanti l'Autorità giudiziaria Belga. 

Tentato omicidio in Belgio, due ordinanze di custodia cautelare in carcere 

La Procura della Repubblica contestava l’ipotesi di reato di tentato omicidio, il giudice per le indagini preliminari ha, però, derubricato in lesioni dolose aggravate. A Mario Rizzo la misura restrittiva è stata notificata in carcere, poiché già recluso per altra causa, mentre Gerlando Russotto è stato arrestato ieri, dalla Squadra Mobile - che è coordinata dal dirigente Giovanni Minardi - a Favara. Gerlando Russotto, rappresentato e difeso dall'avvocato Salvatore Cusumano, oggi verrà interrogato. 

Le dichiarazioni 

"Mi ricordo che uno ... di quei giorni, proprio, del mese di aprile, ci chiamò ... mi chiamò e mi disse: vieni che ti devo parlare. Ci dissi: ascunta, ci dissi, Totò sugnu cu me cugnatu, dicu, possu veniri? Mi disse: cu è to cugnato? Ci dissi: no, vidica è unu ... va bè unu appostu, non ti preoccupari mè cugnatu, va tranquillu". Si sarebbero visti in un bar frequentato da kossovari. "Quando gli presento a Gerlando - prosegue Rizzo la sua ricostruzione - già si conoscevano con Gerlando .... lo stesso discorso che fa a me lo faaceva a mio cognato, dice: putemmu fare i soldi di cà banna e di dra banna, e mio cognato gli diceva dice: sì però a mia nun mi interessa, dici, fare il corriere, a mia mi interessa scinnirimilla dici, dra sutta, dici, picchì ddra sutta ci guadagnu i grana ... e si parlava che si poteva fare qualche cosa ... cioè c'erano i presupposti c'erano bene perché lui ci parlava di andare a prendere la cocaina insieme con degli albanesi in Olanda! L'andava a prendere in Olanda e poi smistarla in Germania! La prendeva in Olanda, la portava in Belgio e ci faceva il lavoro". In questo sodalizio formatosi in Belgio - scrive il Gip del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, che ha firmato le due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di Mario Rizzo e Gerlando Russotto - tra Prestia, Rizzo e Russotto nasce il progetto di attentato a Saverio Sacco. Prestia - stando a quanto è stato ricostruito dall'indagato Rizzo - avrebbe chiamato i due e avrebbe manifestato la sua volontà di voler "sparare a Saverio Sacco". 

Ecco cosa ha determinato l'agguato

 "Ci ha chiamato per dirci che aveva bisogno di noi e aveva bisogno che ci procuravamo una macchina - ricostruisce sempre il favarese Mario Rizzo - . Mi disse: vi devo parlare chiaro. Mi disse: a ghiri a sparari a Saverio. Ci dissi: ma Saverio cu? Dice: Saverio ... chiddru ca avi a pizzeria, dici, a Seraing, u Saccu. Risponde Gerlando e fa dici: vidi ca Saveriu, dici, vidica, me parenti è! Gerlà, dici, ti l'avia a diri, dici, se è tò parenti - Rizzo continua a raccontare i dialoghi - mi dispiaci, ma cià ghiri a sparari picchì fici na cosa brutta". Lo stesso Rizzo racconta a investigatori e inquirenti quanto sarebbe stato riferito da Prestia: "Qualche mese prima avevano arrestato a Sacco in quanto nella cava di casa sua gli avevano trovato più di mille piante di marijuana - spiega, e viene messo a verbale, Rizzo - . La moglie andava dicendo in giro a tutti che a fare .. diciamo a fargli sapee alla polizia, tramite lettere anonime, arrivate alla polizia, che era stato Salvatore Prestia. E Salvatore Prestia dice: comu, iu sugnu u cugnatu dici, do frati di Gerlandino Messina e chistu pezzu di merda, dici, si permetti a dire na cosa ncapu di mia, ca m'allorda l'unuri". "L'agguato che doveva fargli era per questo motivo" - spiega Rizzo - . "Io gli ho detto queste parole esatte - è sempre l'indagato favarese a parlare - dicu picchì n'amu a mettiri i sbirri d'incontru, sa nun si pò sapiri mà, dicu, si cià vo fari pagari, dicu, chissacciu, ci trasemu intra a pizzeria lu scassammu a vastunati, chissacciu, ci demolemmu u locali, non lo so ci facemu qualchi antra cosa, però, dicu, a spararacci, dicu è bruttu è un pochettino ... . E lui mi fa - racconta Rizzo - prima mi disse che voleva uccidere, poi mi disse: no, dici, nun lu vogliu ammazzari, lu vogliu sulu, dici, lu vuogliu sulu feriri ne gammi. Ne gammi ci vogliu sparari". 

La ricostruzione

"Rizzo dà contezza della macchina che mette a disposizione per fare l'attentato, una Alfa Romeo 147 grigia, che aveva dismesso a cui applica delle targhe che rimedia in prestito - ricostruisce, nelle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere il Gip del tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, - e dopo due giorni, dopo aver dato l'ok circa il possesso dell'auto al Prestia questi li chiama in un giorno d'aprile, si portano insieme nelle adiacenze dell'abitazione di Sacco Saverio, Russotto alla guida dell'auto, Prestia nel posto anteriore accanto al lato guida e Rizzo nel sedile posteriore. Arrivano a Grace Hollogne, dove abita Sacco Saverio, e lì aspettano per ore il rientro dalla pizzeria che gestiva in una località vicina. Durante le ore di attesa tra i tre si rinnova il dialogo sulle finalità dell'attentato. Rizzo continua a raccomandare a Prestia che Sacco non doveva essere ucciso, ma solo ferito".  

Dell'inchiesta si è occupata la Squadra Mobile della Questura di Agrigento - con in testa il dirigente Giovanni Minardi - con il coordinamento del procuratore aggiunto Salvatore Vella e dei sostituti procuratori della Repubblica Simona Faga e Alessandra Russo. 

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