Scorta revocata a Cutrò, M5S presenta la petizione: "Lo Stato deve sostenere chi denuncia"

Giarrusso: "Il movimento si schiera al fianco del testimone di giustizia. Non è possibile usarlo e poi abbandonarlo"

"Deve essere ripristinata la scorta sia al testimone di giustizia Ignazio Cutrò che ai suoi familiari". Lo ha detto, davanti la Prefettura di Agrigento, il senatore Mario Michele Giarrusso del movimento Cinque Stelle presentando una petizione firmata da tutti i parlamentari siciliani, nazionali e regionali, e dai sindaci dell'Agrigentino: quello di Porto Empedocle e di Favara. "Il movimento, in Sicilia, si schiera al fianco a Cutrò perché è un testimone di giustizia. Cutrò - ha spiegato Giarrusso - deve essere l'esempio positivo di uno Stato che sostiene chi denuncia la mafia, chi denuncia gli estortori e resta al suo fianco sempre. Non è possibile usare un testimone di giustizia e poi abbandonarlo così. Abbiamo avuto notizie di intercettazioni recenti in cui dicevano: 'Aspettiamo che gli tolgono la scorta e poi gliela facciamo pagare'. E'una situazione inammissibile e intollerabile". 

Deputati del movimento Cinque Stelle scrivono al prefetto 

"L’ufficio centrale interforza per la sicurezza personale del ministero dell’Interno ha disposto - hanno scritto dal movimento Cinque Stelle al prefetto Dario Caputo - la rimodulazione del dispositivo di protezione di cui lo stesso era destinatario dal 3° al 4° livello di rischio, ovvero da 'tutela su auto specializzata' a 'tutela su auto non protetta'. Rimodulazione del dispositivo di protezione che ha interessato anche la moglie e i figli dell’imprenditore: da un livello di rischio 4°, 'tutela su auto non protetta', si è passati a quello di 'vigilanza generico radio-collegata'. I suddetti mutamenti - prosegue la ricostruzione dei Cinque Stelle -riguardanti i dispositivi di protezione sono stati comunicati alla famiglia Cutrò con la seguente motivazione: 'comportamenti irrituali e ripetute violazioni dell’accordo di protezione che evidenziano un affievolimento della percezione di pericolo'. Quali siano state le ripetute violazioni che hanno legittimato questa decisione non sono del tutto chiare. Una decisione che suscita forti perplessità ed ha suscitato non poche critiche in considerazione di quanto accaduto il 22 gennaio 2018, ovvero soltanto pochi mesi fa, quando i carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno eseguito sul territorio agrigentino 57 ordinanze di custodia cautelare, di cui 3 nei confronti di persone residenti nel Comune della famiglia Cutrò, firmate dal Gip Filippo Serio del tribunale di Palermo, richieste dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo denominata 'Montagna'".

Davanti la Prefettura, stamani, anche Piera Aiello: "Sono qui non solo per Ignazio Cutrò, ma per la sua famiglia. Perché, come al solito, sono le famiglie quelle che patiscono di più. Siamo qui per affermare che dietro ogni testimone ci sono i familiari che soffrono. Alla luce di queste minacce, forse, il prefetto deve prendere in seria considerazione la protezione di queste persone. Più di chiunque, io posso capire queste situazioni - ha aggiunto Piera Aiello - . Difenderò a spada tratta tutto ciò che è testimoni. Affermerò sempre i diritti dei testimoni, dei cittadini onesti che decidono di denunciare. Denunciare è un dovere. Saltare nel buio però no". 

Il prefetto: "I sistemi di protezione sono ancora in vigore"

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