Ricettazione di auto? Si allarga l'inchiesta, i due arrestati davanti al Gip

Secondo l’accusa, sarebbero stati trovati in possesso di veicoli e di pezzi di mezzi illecitamente sottratti. I poliziotti hanno anche sequestrato – e c’è stata già la convalida – 330 euro

Una veduta del tribunale di Agrigento

Avrebbero mediato per far acquistare un Piaggio Porter e un autocarro Fiat. Dall’iniziale corrispettivo di 1.500 euro sarebbero arrivati a 500 euro, con l’aggiunta di 100 euro a titolo di compenso per l’attività di intermediazione. Vi sarebbe stato però un “piccolo” problema: i due mezzi sarebbero stati “provento di truffa commessa ad Agrigento l’otto settembre del 2018”. Poche ore dopo l’arresto in flagranza di reato – l’ipotesi contestata è ricettazione - di  Gerlando Volpe di Agrigento e di Angelo D’Antona di Raffadali emergono questi nuovi particolari. I poliziotti hanno anche sequestrato – e c’è stata già la convalida del sequestro – 330 euro, ritenuti “costituenti corpo del reato”. L’inchiesta, degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento, riguarderebbe inoltre altre tre persone che sono state denunciate, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica.

"Trovati in possesso di veicoli e pezzi di mezzi rubati", due arresti 

Intanto, stamani – alle 10 – è prevista, davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Luisa Turco, l’udienza di convalida degli arresti di Gerlando Volpe di Agrigento, che ha già nominato quale suo difensore l’avvocato Daniele Re, e di Angelo D’Antona di Raffadali che ha invece nominato, quale suo legale di fiducia, l’avvocato Alba Raguccia.

Secondo l’accusa, i due sarebbero stati trovati in possesso di veicoli e di pezzi di mezzi illecitamente sottratti. L’acquistare, detenere o occultare cose provenienti da un crimine – per procurare profitto per sé stessi o altri – si inquadra, infatti, a livello generale, nella fattispecie di ricettazione. E per la presunta mediazione effettuata per far acquistare un Piaggio Porter e un autocarro Fiat, i due – secondo l’accusa - avrebbero cercato di “procurare a sé e ad altri un profitto”. Il fascicolo d’inchiesta è coordinato dal sostituto procuratore Chiara Bisso.

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