Mortalità evitabile, l'Agrigentino "promosso" nella classifica regionale

Lo rivela il rapporto annuale "Mev(i)", che offre ogni anno alle autorità sanitarie nazionali, regionali e locali, valutazioni quantitative per contrastare i decessi fino ai 75 anni

Mortalità evitabile, l'Agrigentino regge

Tante, troppe morti che si potevano evitare con prevenzione e corretti stili di vita. I giorni perduti per mortalità evitabile vedono la provincia di Agrigento reggere, seppur nella parte bassa della classifica nazionale. Va meglio, però, a livello regionale, dove l'Agrigentino è in testa rispetto a molte altre province siciliane.

Lo rivela il rapporto annuale "Mev(i) - Mortalità evitabile (con intelligenza)", una ricerca indipendente autofinanziata, elaborata da Nebo Ricerche, che offre ogni anno alle autorità sanitarie nazionali, regionali e locali, valutazioni quantitative per contrastare le morti fino ai 75 anni, secondo le migliori indicazioni della letteratura scientifica di settore. Il rapporto è elaborato a partire dai dati riferiti all'anno 2014, resi disponibili dall’Istat.

Vediamo il dettaglio della classifica, suddivisa per uomini e donne. Per quanto riguarda i primi, quella di Agrigento si piazza all'82esimo posto tra le 110 province italiane, con il 26,6 per cento delle morti evitabili, di cui il 13,79 per cento trattabili, ovvero quelle maggiormente legate alle cure sanitarie, ed il 20,34 per cento prevenibili. L'Agrigentino conquista, però, il quarto posto della classifica regionale. Ha davanti a sé solo Messina, Trapani e Ragusa.

Va meglio per quanto riguarda, invece, la mortalità evitabile femminile. La provincia di Agrigento, in questo caso, si piazza al 66esimo posto con il 14,07 per cento, di cui il 10,27 trattabile e il 10,41 prevenibile. L'Agrigentino è, però, sul podio al primo posto nella classifica regionale, seguita da Trapani e Messina. Fanalino di coda Enna, penultima in Italia.

"Come noto – ricorda Natalia Buzzi, responsabile scientifico di Nebo Ricerche – la mortalità evitabile rappresenta un 'indicatore sentinella' delle condizioni di salute della popolazione, migliorabili con politiche attive di informazione ed educazione sanitaria da un lato e di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari dall’altro". 

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