Poliziotto pestato selvaggiamente all'uscita da un locale, ultime arringhe prima del verdetto

Dopo la requisitoria del pm, che ha chiesto due condanne a 6 anni e 6 mesi di reclusione, hanno discusso i difensori di parte civile e imputati

“L’unico testimone dell’accusa è un folle e ha un casellario giudiziale con decine di precedenti penali, come si possono condannare due imputati solo sulla base delle dichiarazioni di un teste del genere?”. L’avvocato Arnaldo Faro, difensore di Domenico De Battista e Agostino Famularo, i due ventitreenni lampedusani accusati della brutale aggressione a un poliziotto, davanti a un locale dell’isola, che per poco non gli costava la vita, replica così alle conclusioni, formulate all’udienza precedente dal pubblico ministero Sara Varazi che aveva proposto la condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione per l’accusa di lesioni personali gravissime.

"Non ci sono dubbi sulla responsabilità degli imputati, tutti i testimoni - aveva detto il pm - descrivono la stessa scena e non è credibile che si siano messi d'accordo anche perché emerge la loro sincerità nell'omettere alcuni dettagli che non ricordano". 

Il brutale pestaggio è avvenuto il 18 settembre del 2011 all'uscita di un locale di Cala Pisana, a Lampedusa, dove il poliziotto si trovava insieme ad alcuni colleghi "per una serata di svago", come ha raccontato lui stesso. All'identificazione dei due imputati si è arrivati grazie alla testimonianza di un inserviente del locale che si è rivelato il testimone chiave. L'agente, che si è costituito parte civile con l'assistenza dell'avvocato Emanuele Dalli Cardillo, si accorse solo l’indomani della gravità delle lesioni che aveva subito. “Facevo fatica a respirare - aveva raccontato in aula -, sono andato al pronto soccorso dell’isola e mi hanno fatto delle analisi del sangue e un’ecografia. Avevo la milza spappolata e quattro costole rotte, l’emorragia interna era molto diffusa". 

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