Tangenti all'Irfis, il pm replica alla difesa: "Intercettazioni sono utilizzabili"

Il magistrato della Procura Alessandra Russo: "L'origine dei reati è la stessa e i capi di imputazione non sono generici"

“La genesi dei reati è assolutamente unitaria, per questo le intercettazioni sono del tutto utilizzabili in questo procedimento”. Il pubblico ministero Alessandra Russo replica ai difensori degli imputati (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Giuseppe Barba, Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Francesco Gibilaro e Salvatore Manganello) che chiedevano di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni che, secondo la versione dei difensori, erano state disposte nell’ambito di un altro procedimento e non potevano transitare nel fascicolo.

È ripresa, dopo diversi cambi di giudice, davanti al gup Giuseppe Miceli, l'udienza preliminare a carico di diciassette imputati accusati di avere messo in piedi un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell'Irfis, istituto di credito di cui la Regione è unico azionista. La difesa, dopo l’ultimo azzeramento, ha riproposto, come da prassi, le stesse questioni relative all’utilizzabilità delle intercettazioni. Secondo i legali dei diciassette imputati, alcune non possono essere usate perché disposte in un procedimento diverso. “La genesi è la stessa”, ha sottolineato il pm. Il magistrato della Procura, che ha pure modificato un capo di accusa, ha replicato anche alle eccezioni della difesa sulla “genericità delle imputazioni”. “Sono specifiche e particolareggiate – ha aggiunto il pm Alessandra Russo – forse fin troppo, gli imputati hanno tutti gli strumenti per difendersi previsti dal codice”. Si torna in aula il 12 febbraio, in quella data il giudice scioglierà la riserva sulle intercettazioni.

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