"Nessuna estorsione per la gestione dello stadio a Cattolica", sette assoluzioni

I giudici hanno scagionato tutti gli imputati, fra cui la dirigente dell'ufficio tecnico del Comune, ai quali si contestavano pressioni indebite ai danni di un'associazione sportiva

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Tutti assolti: secondo i giudici della prima sezione penale non ci fu alcun abuso nè ci furono pressioni indebite dietro l'affidamento della gestione dello stadio di Cattolica Eraclea. 

Gli imputati, nei cui confronti lo stesso pubblico ministero Carlo Cinque aveva chiesto l'assoluzione, erano Giuseppe Costanza, 51 anni; Gaspare Tutino, 64 anni; Carlo Calogero Baldone, 49 anni; Giuseppe Schembre, 39 anni; Francesco Gambino, 53 anni; Giuseppe Lauricella, 50 anni; tutti componenti di un'associazione sportiva e l'ingegnere Valeria Maria Tutino, 39 anni, all'epoca dei fatti dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune.

I reati contestati erano la diffamazione, la tentata estorsione e l'abuso di ufficio. L'ingegnere Tutino avrebbe emesso una determina con la quale assegnava un contributo di 4mila euro a un’associazione di cui il padre Gaspare e il marito Giuseppe Schembre erano membri e quindi, secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura della Repubblica, sarebbe stata incompatibile a trattare quella pratica.

Ma non solo: il provvedimento, emesso il 7 dicembre del 2011, sempre secondo l'ipotesi accusatoria che non ha retto al vaglio del processo, sarebbe stato illegittimo anche perché contrastava con un’ordinanza del sindaco ed era privo di documentazione. Tutti gli altri imputati (il collegio difensivo era composto dagli avvocati Santo Lucia, Angelina Spagnolo e Giovanni Vaccaro) erano accusati di tentata estorsione: secondo la Procura - l’inchiesta è stata condotta dal pm Giacomo Forte - i componenti dell’associazione sportiva dilettantistica avrebbero cercato di convincere il presidente di un’altra associazione, con minacce e aggressioni verbali, a cedere loro la società per incassare i contributi pubblici e gestire lo stadio al loro posto. 

In realtà il dibattimento, particolarmente lungo e articolato in poco meno di quattro anni di udienze, ha accertato, come sottolineato dal pm nella sua requisitoria e dagli stessi difensori durante le arringhe, che si sarebbe trattato di "normalissime trattative, magari a tratti sopra le righe". 

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