Nuova gestione del servizio idrico, ecco la roadmap dell'Ati

Giorno 16 verranno definiti i Comuni che potranno occuparsi in proprio delle risorse. Otto, al momento, i “prescelti”: Cammarata, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana, Burgio, Menfi e Santa Margherita di Belice

Ati, fumata “quasi” bianca. Dopo mesi di attesa, forse, per la prima volta l’Assemblea territoriale idrica ha una roadmap chiara per le proprie scadenze sul futuro della gestione del servizio idrico. La riunione – lunga, agitata e conclusasi con un breve briefing con Dario Caputo in Prefettura – ha innanzitutto fissato due date: il 16 e il 22 (o 27) settembre. Nel primo caso a riunirsi sarà di mattina il direttivo e in quella occasione dovrebbero essere definiti (ma dovranno comunque passare dal voto dell’assemblea) i Comuni che avranno diritto ad avvalersi dell’articolo 147 della legge Galli e quindi a gestire in proprio le risorse idriche. Otto sarebbero al momento i “prescelti”: Cammarata, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana, Burgio, Menfi e Santa Margherita di Belice, queste ultime due che dovranno successivamente dimostrare di possedere le cosiddette “acque pregiate”, anche se complessivamente un po’ tutti i centri dovranno apportare correttivi all’attuale gestione per rientrare dentro i parametri di legge.

Nel pomeriggio del 16, stando a quanto ad oggi stabilito, si dovrebbe tenere un’assemblea aperta con la presenza di esperti esterni per discutere delle forme di gestione (quindi Spa a capitale pubblico e azienda consortile speciale), individuando i pro e i contro di entrambe. Fatto questo tutto dovrebbe essere rinviato a fine mese per un doppio voto di assemblea: sui Comuni ex “ribelli” e, appunto, sulla forma di gestione.

Fatto questo – se si riuscirà a fare tutto – si aprirà una fase dalla durata indeterminata. Bisognerà infatti capire se i Comuni esclusi presenteranno ricorsi, ad esempio, (e cosa fare di chi non riconsegnerà le reti) ma soprattutto si dovrà votare in tutti i  Consigli comunali lo statuto della nuova società-azienda di gestione e questa fase potrebbe essere lunga in modo quasi indeterminato. 

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