Agrigentini emigrati, Antonio Mallia: "Vi racconto la mia New York, la nostra città deve svegliarsi"

Un sogno nel cassetto, la voglia di viaggiare e di mettersi in gioco: ecco il nostro volto della settimana. Per raccontare la tua storia, puoi scrivere a federica.barbadoro@gmail.com oppure a redazione@agrigentonotizie.it

Antonio Mallia

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Per il "debutto" della nostra nuova rubrica, abbiamo scelto un agrigentino che vive a New York. Lui è Antonio Mallia. Agrigento – America un viaggio lungo, nuove vite e nuove tradizioni ma anche nuovi obiettivi: ecco la storia di Antonio.

Antonio, come nasce l’idea di trasferirsi nella "Grande mela"?

"Tutto inizia quando, a diciotto anni appena compiuti, grazie al supporto della mia famiglia, decisi di andare a studiare ingegneria elettronica in Toscana, nell’ateneo di Pisa, da sempre considerato un’eccellenza in Italia in questo settore. Pisa è per tante cose molto simile ad Agrigento, una città piccola ed accogliente, che anch’essa basa una buona parte della sua economia sul turismo. Tuttavia notai sin da subito come le cose fossero ben diverse. Ad esempio vi trovai una stazione dei treni efficiente, un aeroporto a 15 minuti dal centro, un ottimo centro ospedaliero cittadino. Insomma, mi sono trovato bene a tal punto di decidere di continuare studiare lì e intraprendere una laurea specialistica in Informatica. Dimenticavo, a Pisa c‘è anche la più grande area della ricerca in Italia del CNR e nonostante fossi a quel tempo ancora studente, fui assunto dall’istituto di Informatica e Telematica dove andai a lavorare per il registro italiano dei domini internet. Insomma, la mia esperienza pisana durò per diversi anni, interrotta soltanto per un anno nel quale andai in visita alla University of Essex, nei pressi di Londra. Lì iniziai ad assaporare un’aria diversa, un ambiente universitario caratterizzato da un’incredibile sinergia tra insegnamento e business, ne rimasi subito affascinato. Ricordo, come se fosse ieri, quando entrai per la prima volta nel laboratorio di robotica, in quel periodo si stava lavorando al pesce robot che poco dopo sarebbe diventato l'attrazione dell'acquario di Londra. Londra mi aveva entusiasmato a tal punto che mi ripromisi che ci sarei tornato. E così è stato, fui infatti contattato qualche anno più tardi da Bloomberg, leader incontrastato nel software finanziario, che mi offrì un lavoro nella city. Mi sembrava incredibile che una azienda avrebbe pagato per il mio trasferimento, mi avrebbe offerto un alloggio nel centro di Londra, un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio da favola. Non potei far altro che accettare e partire. Rimasi a Londra per un paio d’anni, professionalmente questa esperienza mi fece crescere tantissimo, ma ad un tratto sentii il bisogno di tornare a fare ricerca. La mia passione sono da sempre i motori di ricerca, un pallino che avevo sin dai tempi dell’università. La mia tesi di laurea è stata, infatti, un algoritmo che migliora le performance dei motori di ricerca come Google. Ricordo che un giorno, mentre lavoravo alla tesi, contattai uno di quei professoroni americani considerati irraggiungibili per chiedergli un chiarimento su una sua ricerca. Dopo anni dalle precedenti mail, gli scrissi nuovamente chiedendogli come fare ad unirmi al suo gruppo di ricerca. Superate le complicazioni burocratiche, che purtroppo non sono poche trattandosi degli Stati Uniti,  mi ritrovai su un volo di sola andata per l’America. Ormai vivo qua da un anno, faccio ricerca alla New York University, ma continuo a collaborare con Bloomberg dove lavoro durante l’estate".

Come ti trovi a New York?

"Non nego che il primo impatto è stato difficile, nonostante fossi abituato a vivere all’estero, l’America è un altro mondo. Sono arrivato a gennaio, la città era ricoperta di neve, non conoscevo quasi nessuno e ho passato un mese prima di trovare casa. L’housing, come lo chiamano qua, è un vero problema. Affittare un bilocale per un anno, costa quanto comprare un appartamento ad Agrigento. Superato l’inverno però tutto è andato per il meglio. Tra università, meetup ed eventi vari mi sono subito integrato. Gli americani sono molto amichevoli, quasi come noi meridionali. New York è, per davvero, un posto che ti dona mille opportunità, dove arrivi a conoscere veramente gente da ogni parte del mondo. Pensa che mentre cercavo casa ho addirittura conosciuto un mio coetaneo di Castelvetrano (quanto è piccolo il mondo) che qui fa l’architetto e con il quale siamo diventati grandi amici.  Vivo a Brooklyn, ma sono spesso a Manhattan e mi piacciono entrambe nella loro diversità. La prima è più tranquilla e accogliente, la seconda è frenetica ed a volte ostile, ma mi fa sentire vivo".

Cosa ti manca di Agrigento?

"Agrigento mi manca, mi è sempre mancata appena da quando sono andato via. È il posto dove sono nato e cresciuto, dove ho lasciato i miei affetti familiari, dove tutto mi ricorda qualcosa. Mi mancano le cose semplici come la cucina, le tradizioni, il dialetto, i mandorli in fiore e la festa di San Calogero. Ad un certo punto ti iniziano a mancare pure le cose che odiavi, è un paradosso lo so, ma è un ricordo nostalgico anche quello. Agrigento, come tutta la Sicilia, è una terra con un potenziale non sfruttato. Questo mi fa stare male tutte le volte che ci penso. Paesaggisticamente è meravigliosa, gli stranieri sono affascinati dalla nostra terra. I siciliani, tolti i furbetti che ci sono da tutte le parti, sono persone volenterose e creative. Siamo dotati di inventiva, ci sappiamo adattare a tutte le situazioni, abbiamo una cultura e una storia di cui possiamo soltanto essere orgogliosi. Tornerò ad Agrigento, non c’è dubbio. L’esperienza che ho fatto in questi anni mi ha fatto capire molto e sarebbe sprecata se non riportassi indietro quello che ho imparato. Il giorno che rientrerò sarà per fare qualcosa che abbia un impatto sull’intera città. Ho un forte desiderio di ringraziare la mia terra per quello che mi ha dato. Sogno spesso di svegliarmi in una giornata d’inverno con il sole caldo, uscire per andare a lavoro facendo una veloce sosta al bar per un cannolo alla ricotta, scrivere programmi potendo buttare un occhio al mare di tanto in tanto. Fare pausa pranzo mangiando un arancina sulla spiaggia, prima di rientrare a lavoro. No, non sto parlando della Silicon Valley o dell’Australia. Io lo vorrei fare ad Agrigento".

Cosa consigli ai giovani della tua età?

"Se fossi un medico, un periodo all’estero lo prescriverei a tutti come se fosse una medicina. Non esiste un posto perfetto, ma a noi italiani piace molto lamentarci e non pensiamo mai a quello che già abbiamo o a come fare per migliorarlo. Vivere all’estero mi ha fatto capire che non abbiamo nulla da invidiare agli altri, la cosa giusta da fare è soltanto quella di rimboccarci le maniche e iniziare a cambiare le cose che non ci piacciono. Ai giovani consiglio di non sprecare il tempo, pensare che ogni cosa è una opportunità da sfruttare e che c’è qualcosa da imparare da ogni esperienza. Dico sempre che la cosa più importante per fare una cosa bene e quella di farla con passione. Ai ragazzi che vanno ancora a scuola, invece, dico di pretendere dai vostri insegnanti che facciano il loro meglio per darvi adesso tutti gli strumenti che vi serviranno per il vostro futuro. La concorrenza è spietata e ve ne accorgerete subito appena entrerete nel mondo lavorativo, l’unica arma che avete è la conoscenza".

Cosa cambieresti di Agrigento?

"Sicuramente un grosso limite è l’aspetto lavorativo. Venendo a mancare quello, viene meno tutto il resto. Bisogna ripartire dal creare business, io ci credo e penso che si possa fare anche in una realtà come Agrigento. Il mio ambito ad esempio, quello tecnologico, lo si può fare da qualsiasi parte. Anzi, ritengo che sia molto più conveniente investire in una terra come la nostra. Sarebbe bello sapere se ci sono altri giovani nella provincia di Agrigento che si occupano di tecnologia, che hanno idee e voglia di fare qualcosa. Li invito a scrivermi una mail a me@antoniomallia.it, per creare insieme qualcosa".

Per raccontare la tua storia puoi scrivere a Federica.barbadoro@gmail.com oppure a Redazione@agrigentonotizie.it

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