Lunedì, 17 Maggio 2021
Trinacria selvaggia

Opinioni

Trinacria selvaggia

A cura di Antonio Vanadia

Il Canale delle meraviglie

Nel corso delle ere geologiche si è trasformato tantissimo, basti pensare che in un tratto le acque erano così basse da permettere ai nostri antenati preistorici di transitare dall’Africa alla Sicilia attraverso un "ponte" costituito da isolotti sabbiosi e acquitrini...

Sereno, burrascoso, calmo, profondo e ricco. "Lui" è fatto così. Il Canale di Sicilia è uno scrigno tracimante di incantevoli sorprese.

Nel corso delle ere geologiche si è trasformato tantissimo, basti pensare che in un tratto le acque erano così basse da permettere ai nostri antenati preistorici di transitare dall’Africa alla Sicilia attraverso un "ponte" costituito da isolotti sabbiosi e acquitrini.

Sotto i fondali del Canale si verificano possenti movimenti di subduzione fra le placche continentali che  hanno provocato risalite di magma dalla crosta terrestre, sono nate Pantelleria, Linosa, i vulcani Empedocle e Ferdinandea, vi sono stati anche fenomeni meno noti come l’eruzione vulcanica sottomarina avvenuta al largo della costa  siculianese fra il 4 e il 5 ottobre 1846 e la formazione di grandi onde anomale anche in tempi molto vicini ai nostri. Ogni qualvolta vi sono sismi che interessano il fondo del canale puntualmente giungono in spiaggia  pezzi di pomice  staccatisi da fumarole attive, questa tipica roccia vulcanica molto leggera galleggia sulla superficie marina e ,trasportata dalle correnti e dalle onde, raggiunge la spiaggia di Torre Salsa.

Mura ciclopiche e un grande idolo in pietra sono stati scoperti negli anni 50 nei profondi fondali linosani da antesignani esploratori subacquei. Un mare che nasconde quindi tanti tesori ancora da scoprire. Sui fondali giacciono carichi preziosi di antichi relitti e poi aerei, sommergibili e navi di ogni epoca con storie tutte da raccontare. La diversità genetica del Canale è assolutamente incredibile; il corallo rosso, madrepore e gorgonie rare e  spugne di ogni specie. Balene, capodogli, tursiopi, stenelle, grampi e globicefali incrociano costantemente e persino pseudorche e kogia; la rarissima foca monaca  negli ultimi anni ha intensificato la sua presenza apportando una nota di ulteriore preziosità alla biodiversità.

E poi tartarughe marine come la "caretta" e la "liuto"; i grandi pesci pelagici: il tonno, il pesce spada, la mobula, il barracuda, il marlin, la corifena; gli squali: il "mako", "il grigio", "il martello", "la verdesca" e persino il grande "squalo bianco".

I fondali delle secche remote sono visitate dalle grandi ricciole e colonizzati da grossi saraghi, dentici, pagri, scorfani, cernie, aragoste, astici e pesci San Pietro.

Monta la rabbia nell’apprendere che questo paradiso rischia realmente di scomparire a causa di una becera e criminale decisione "politica" che ha consegnato nelle mani dei petrolieri l’intero Canale di Sicilia. Il WWF e Greenpeace si sono opposti allo scempio paventato, speriamo bene, in caso contrario potremmo dire addio per sempre a tutti questi gioielli naturali e all’economia che ruota attorno agli stessi. 

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