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Il giudice Alberto Davico

Il giudice Alberto Davico

"Peculato", condannato a 5 anni di reclusione un impiegato comunale

La pena disposta dal tribunale per Giuseppe Manzone, 58 anni di Montallegro, è stata maggiore rispetto alla richiesta del pm che aveva sollecitato 4 anni

La pena disposta dal tribunale per un dipendente del Comune di Sciacca, Giuseppe Manzone, di 58 anni, di Montallegro, è stata di 5 anni di reclusione, maggiore rispetto alla richiesta del pm che aveva sollecitato 4 anni. Manzone era accusato - secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia - di peculato e di avere tentato di indurre un imprenditore a dargli denaro o fare svolgere a lavoratori da lui segnalati attività per la sua azienda. La vicenda si riferisce agli anni 2014 e 2015, prende in considerazione qualche episodio, ed è stata segnalata all'autorità giudiziaria da dirigenti del Comune.

Vincenzo Manzone, in servizio nel settore Patrimonio del Comune, secondo l'accusa, in qualche occasione avrebbe utilizzato a fini personali l'auto di servizio. Secondo l'ipotesi di peculato contestata avrebbe utilizzato l'auto di servizio non soltanto per le mansioni riguardanti la sua attività lavorativa, ma anche per recarsi presso supermercati a fare la spesa o accompagnare familiari. Per quanto attiene, invece, all'altra ipotesi di reato contestata, Manzone avrebbe chiesto all'imprenditore di “gonfiare” fatture relative alla fornitura di beni da lui acquistati per conto del Comune, di assumere per l'allestimento dei seggi elettorali alcuni Lsu da lui indicati e di corrispondere a lui stesso e ad altri dipendenti comunali, del tutto ignari della vicenda, la somma di mille euro, senza mai riuscire nell'intento.

Il Comune di Sciacca si è costituito parte civile con una richiesta di risarcimento di 50 mila euro. Il Tribunale, presieduto dal giudice Alberto Davico, ha disposto un risarcimento all'ente di 10 mila euro e per Manzone l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La difesa, con gli avvocati Vincenzo Cucchiara e Salvatore Roberto, aveva chiesto l'assoluzione di Manzone, escludendo qualunque richiesta avanzata dall'imputato all'imprenditore e, per l'utilizzo dell'auto, sostenendo che le funzioni svolte da Manzone lo portavano spesso fuori dal Municipio nei luoghi in cui operavano gli Lsu. I difensori fanno sapere che impugneranno la sentenza in appello. 

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