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Alfano Renzi Crocetta

Alfano Renzi Crocetta

Raffadali, Silvio Cuffaro spiega perché era assente al "Patto per la Sicilia"

"Pur essendo rispettoso delle cariche che rivestono i due ex Sindaci, voglio manifestare il mio dissenso, nonché quello della gran parte della cittadinanza che rappresento, nei confronti della "Politica" dei falsi proclami che va sotto il brand della "Rottamazione"

L'assenza del sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro al "Renzi day" di sabato scorso nella Valle dei Templi ha suscitato molto clamore e parecchi commenti (per lo più di assenso alla sua scelta) ed è stato lo stesso primo cittadino di Raffadali che ha diffuso una nota con una sua lettera aperta che pubblichiamo integralmente: 

"Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, sabato 10 settembre, ci ha onorato della sua presenza nella Valle dei Templi di Agrigento, per firmare il “Patto per la Sicilia”; Agrigento e l’affascinante Tempio della Concordia hanno fatto, dunque, da scenografia alla firma di un accordo che, secondo i roboanti annunci, vale 5 miliardi 750 milioni di euro.

Molti i soldi che cadranno a pioggia sui comuni siciliani per la realizzazione di opere, alcune delle quali di strategica importanza per lo sviluppo dell’isola, che però, ad oggi, costituiscono solo una promessa stampata su un foglio di carta.

Tantissimi i primi cittadini siciliani presenti all’incontro nella Valle dei Templi, alcuni, persino, con la voglia di scattare foto e selfie sorridenti assieme al Presidente del Consiglio, al Ministro Angelino Alfano e al Presidente della Regione Rosario Crocetta, quest’ultimo firmatario del “Patto”.

Qualche primo cittadino, però si è anche rifiutato di partecipare a questo incontro in segno di profonda protesta nei confronti del Governo nazionale e Regionale e della loro politica dei tagli e delle false promesse di rilancio che sta mettendo in ginocchio tutti i comuni italiani e siciliani.

Uno dei sindaci che non ha partecipato alla “piece” è il sottoscritto Silvio Cuffaro, Sindaco del comune di Raffadali, paese dell’entroterra siciliano e della provincia di Agrigento, estrema periferia degradata d’Europa.

Lo spettacolo mediatico a cui si è assistito, che di bello ha avuto solo lo sfondo della Valle dei Templi, è la sintesi dell’azione dei due governi, quello nazionale e quello regionale, che hanno messo in campo la “politica del dire e dell’apparire”, dando l’estrema unzione alla “politica del fare”.

Oggi, i Sindaci, di qualsiasi colore politico, si trovano a combattere in trincea per non fare sprofondare il comune che amministrano nel dissesto finanziario (354 comuni siciliani su 390 non hanno ancora approvato il bilancio), cercando nel contempo di non gravare con ulteriori aumenti della tassazione locale sulle spalle di cittadini ed imprese, già tartassate da una pressione fiscale asfissiante.

In una Sicilia passionale piena di storia ed orgoglio, lo scorso 10 settembre, si è girata forse la peggiore rappresentazione interpretata dai peggiori protagonisti presenti sulla scena politica.

È ora che i Sindaci rappresentino le difficoltà a cui occorre fare fronte quotidianamente per garantire servizi essenziali e indispensabili ai propri cittadini.

I tagli previsti del governo centrale e dalla Regione Siciliana, spesso pubblicizzati come “riduzione di sprechi”, a carico dei comuni creano seri problemi nell’erogazione dei servizi ai cittadini, con un inevitabile aumento della tassazione e il rischio di bloccarli.

Dovrebbe essere proprio un ex sindaco come Matteo Renzi, “eletto” Presidente del Governo, a capire le necessità e le difficoltà in cui versano i comuni e a fornire idonee e tempestive risorse per garantire il funzionamento dei servizi ai cittadini.

È proprio per questi motivi che vorrei fare un appello al “Sindaco d’Italia”, che in teoria dovrebbe comprendere meglio di altri il ruolo e la responsabilità che un primo cittadino ha nei confronti della città che amministra, affinché le risposte che attendiamo possano finalmente giungere.

Il comune è rimasto oramai l’ultimo baluardo di condivisione tra cittadini e Istituzioni e dovrebbe essere il luogo in cui cercare di fare rinascere quel patto di solidarietà e di coesione, capace di dare risposte ai cittadini ed ai loro bisogni; è proprio nei comuni che occorre trovare il punto di partenza per fare rinascere la politica fatta di impegno e non di proclami e spot.

Purtroppo invece i comuni rappresentano l’ultimo interlocutore di uno Stato che appare sempre più distante.  La politica non può essere finalizzata a raccogliere esclusivamente applausi, ma deve essere uno strumento per seminare per il futuro e per permettere alla gente di vivere dignitosamente.
La vita politica non può essere solo una fiction grottesca e demagogica avente come sfondo la Valle; la vita politica e democratica dovrebbe rappresentare solamente una sovrastruttura necessaria all’unico scopo di governare e gestire la cosa pubblica nell’interesse comune, cioè il bene di tutti i cittadini.

Se i comuni soffrono, le problematiche si riflettono sui cittadini, sui commercianti e sulle imprese locali; dal Governo ci si aspettano azioni forti ed incisive, in quanto i comuni non sono più in grado di gestire il ruolo e la funzione che finora hanno ricoperto, di essere un baluardo di confronto con la comunità.

Vorrei fare rilevare a tutti gli attori protagonisti che hanno recitato nella fiction “Patto per la Sicilia” e sui quali erano puntati i riflettori delle televisioni (spostando l’attenzione dalle condizioni in cui versano i comuni siciliani e dai problemi che quotidianamente i sindaci affrontano) che ulteriori tagli non potrebbero che andare a colpire gli ambiti, delicatissimi, dei servizi erogati alla parte più debole dei nostri cittadini.

I fondi statali e regionali per la spesa sociale hanno subito negli ultimi anni tagli molto consistenti. In questo contesto occorre rilevare che se la Regione taglierà ancora non si sarà più in grado di fornire servizi essenziali per i settori più deboli della cittadinanza, con gravissime conseguenze sociali ed economiche.

Conseguenza inevitabile per gli enti, tutti in gravi difficoltà finanziarie, è l’impossibilità di provvedere al puntuale pagamento di stipendi, forniture di beni e servizi, contributi socio-assistenziali, servizi igienico-ambientali, ecc.

Questi considerevoli tagli e la mancanza di trasferimenti nazionali e regionali rappresentano per la nostra Amministrazione un problema di non poco conto in fase di elaborazione del bilancio, soprattutto perché, consapevoli delle difficoltà che oggi investono i nostri cittadini e le famiglie del nostro territorio, abbiamo fatto la scelta di non aumentare la pressione tributaria.

Purtroppo se le condizioni rimarranno queste, tale decisione non potrà essere mantenuta nel prossimo futuro. In prospettiva, infatti, ci si troverà costretti a tagliare servizi ai nostri ragazzi che frequentano le scuole, agli anziani, ai portatori di handicap. La situazione, continuando così, sicuramente non potrà migliorare.
Il “Sindaco d’Italia” ricorderà certamente che i comuni hanno l’inderogabile dovere di assicurare servizi essenziali, tra cui anche la manutenzione di edifici scolastici, reti  stradali, assistenza ai disabili, che  se non  garantiti espongono i cittadini a gravi  rischi e le strutture amministrative a responsabilità civili e penali.

Dunque, garantire le   risorse necessarie   dovrebbe rappresentare per il Presidente del Consiglio e per il Presidente della Regione una   urgenza assolutamente ineludibile.

È da attribuire solo al senso di responsabilità dei sindaci il regolare inizio dell’anno scolastico, nonostante lo stato in cui versano le scuole comunali (che vengono manutenute con le scarse risorse dei fondi comunali), solo in tal modo viene assicurato quotidianamente il diritto allo studio ai nostri ragazzi, quel diritto che la nostra Costituzione vuole garantire a tutti ogni giorno.

Chi ha realmente in mente di cambiare l’Italia e “rottamare” non può continuare ad ignorare quello che accade nei comuni; è compito del Governo centrale assicurarsi che nessun livello amministrativo territoriale venga a trovarsi in un disastro economico e sociale di questo tipo.

Sarebbe forse più costruttivo per tutti, semplici cittadini, operatori economici e politici, se fossero messi in scena meno “spot pubblicitari” sotto il Tempio della Concordia e che i due ex sindaci andassero un giorno nei vari Comuni per potere vedere di persona quello che succede, quanta gente disperata si rivolge al Sindaco che si trova, in gran parte dei casi, impossibilitato a dare delle risposte concrete e tempestive.

Mi sento dunque di protestare contro questa prassi che il governo centrale e quello regionale continuamente utilizzano, scaricando il peso dei vari problemi sui municipi.

Proprio coloro che amministrano la Regione e lo Stato (due ex sindaci) dovrebbero comprendere che il depauperamento dei servizi locali crea ulteriore disoccupazione e calo dei consumi con conseguente abbassamento della produttività che, in questo modo, sarà destinata a diminuire sempre di più.

Proprio per le considerazioni che ho sopra esposto non ho partecipato alla grande “festa” messa in scena; un Sindaco vuole essere protagonista della comunità che rappresenta e non comparsa di una commedia favolistica girata all’ombra del Tempio della Concordia.

Pur essendo rispettoso delle cariche che rivestono i due ex Sindaci, voglio manifestare il mio dissenso, nonché quello della gran parte della cittadinanza che rappresento, nei confronti della “Politica” dei falsi proclami che va sotto il brand della “Rottamazione”.


Con osservanza, porgo i miei più cari saluti.
Avv. Silvio Cuffaro, Sindaco di Raffadali.

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