Mercoledì, 19 Maggio 2021
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Raffadali, "Cuffaro tutta un'altra storia": domani la presentazione del libro di Nastasi

Con la moderazione della professoressa Agata Gueli, al dibattito parteciperanno: Bonfirraro e Nastasi, insieme al sindaco Silvio Cuffaro, a Stefano Gullo, al penalista Enrico Quattrocchi e a Giuseppe Scozzari,  

Cuffaro

Sarà presentato a Raffadali, domani mattina, 17 gennaio, alle 10,15, presso il Metabirrificio “La terra e il sole”, il libro di Simone Nastasi: “Cuffaro tutta un’altra storia – La verità sul processo al presidente dei siciliani”, opera edita da Bonfirraro che mette in luce gli aspetti meno raccontati del dibattimento riguardante l’ex Governatore dei siciliani.

Con la moderazione della professoressa Agata Gueli, dirigente scolastico, al dibattito parteciperanno: Bonfirraro e Nastasi, insieme al sindaco Silvio Cuffaro, a Stefano Gullo, ex sindaco di Ribera (Ag), al penalista Enrico Quattrocchi e a Giuseppe Scozzari, avvocato ed ex parlamentare già componente della Commissione nazionale antimafia. 

Da poco più di un mese, per Totò Cuffaro si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia e ha finito così di scontare la sua pena.

La sua vicenda giudiziaria si è conclusa con la condanna a sette anni di reclusione per rivelazione di segreto d’ufficio. Ma tanti sono ancora i dubbi che sorgono proprio dalla lettura degli atti processuali. Totò Cuffaro è veramente colpevole di aver favorito la mafia? E, soprattutto, qual è la verità sul processo dell’ex presidente della Regione Siciliana?

Il libro muove da questi interrogativi, indaga tra migliaia di carte processuali e si pone domande a tutto campo, senza pregiudizi, non accontentandosi della sentenza emessa in Cassazione.

Secondo l’autore, infatti, molti potrebbero essere ancora gli interrogativi che affiorerebbero dalla lettura degli atti dibattimentali che hanno riguardato «il primo condannato della storia politica italiana a scontare in carcere una pena così lunga».

«Si tratta di un’accusa - scrive Nastasi - che Cuffaro ancora oggi continua a non voler accettare, perché ripete ‘la mafia fa schifo’ e ‘la mafia, l’ho sempre combattuta’. Anche nel suo caso, valga allora la domanda: la verità giudiziaria e quella storica, possono coincidere? I fatti sono andati veramente in questo modo?».

Definito “Cavaliere bianco”, in contrapposizione con la sua “rossa” Raffadali, dov’è nato il 21 febbraio 1958, Totò Cuffaro viene ritratto in tutte le sue sfaccettature, attraverso la voce di altri, ovvero di chi nel processo ha avuto una parte rilevante, dal lato dell’accusa o da quello della difesa.

Nasce così una lettura incalzante degli atti dibattimentali, certosinamente studiati e approfonditi, che si snoda dalla prima intercettazione e che attraversa tutti i gradi di giudizio: una prosa interessante che diventa quasi un racconto quando tutti i protagonisti della vicenda, da Guttadauro ad Aragona, si animano davanti agli occhi del lettore, che è aiutato così a farsi la propria opinione su una delle vicende più importanti della storia politica italiana degli ultimi vent’anni.

Ma il protagonista è sempre quell’ex governatore che ha dichiarato che il Don Bosco, lo storico istituto dei frati salesiani a Palermo dove Cuffaro è rimasto fino all’esame di maturità, «è stata la mia prima vera accademia politica».

E poi «Come regalo per l’esame di maturità chiesi ai miei genitori di essere mandato a Roma a frequentare la scuola di formazione politica della Dc a Roma, alla “Camilluccia”. La storica sezione della Democrazia Cristiana in cui anche Aldo Moro teneva la sue lezioni».

Di lui, e in particolare sulla sua forma di dignitosa accettazione della condizione di detenuto, Nello Musumeci, attuale presidente della commissione Antimafia della Regione siciliana ha dichiarato: «Tutti dovrebbero riconoscergli grandissima dignità e uno spirito di cristiana accettazione della pena, comune a pochissimi. In questi anni Cuffaro ha dimostrato di accettare il peso della sentenza ed è riuscito a rigenerarsi in questa sua difficilissima esperienza.

Dargliene atto è un gesto che dovrebbero compiere tutti. Anche i giudici che lo hanno condannato». I dubbi, gli interrogativi, le carte, le testimonianze e le interviste inedite ed esclusive… Tutto contribuisce a fare del volume un saggio acuto e agile, dall’andamento a spirale, con i concetti accennati prima e approfonditi, poi, che abbandona subito la presunzione di essere detentore di assolute verità, ma che induce il lettore a porsi, sempre e comunque, delle domande da cittadini liberi.

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